Punti Di Vista
C’è un termine giapponese “Haraget” che possiamo tradurre pensando a quelle sfumature, quegli indizi non verbali che colmano gli spazi tra le parole. È l’insieme di gesti, è la lunghezza del silenzio, la promessa non mantenuta, un cambio di rotta improvviso.
Che il calcio sia fonte di scambi economici e mosse tra “i signori della carta che striscia” ci era chiaro da un pezzo ma spesso questa smania andava di pari passo con l’amore verso una proprietà della quale si credeva possibile sognare. Penso ad un Ferranti che voleva una Ferrari in campo e che ha provato a unire accozzaglie di divi in pantaloncini dal carattere irascibile, lo penso quando si arrabbia per la follia che ha fatto, ad investire su bomber che comunque si sono meritati la Serie B. Sarà sicuramente ricordato per l’errore e la smania di sogni in grande, per il mal di pancia con cui affrontava conferenze e domande ma anche per un amore inconfutabile verso una squadra che ha scelto di comprare, di tifare e di provare a far volare. Ferranti era uno di quelli che travolgeva e distruggeva ciò che era suo, come un bambino appassionato di ciò che aveva in mano e che a un certo punto scagliava al muro perché non sapeva più farlo funzionare.
Lungi da me nel giudicare i sentimenti della proprietà di adesso ma ciò che sicuramente traspare è la noia mortale con cui si sta passando quest’estate. Briosi solo il ritorno di Gonzalez - seppur in Primavera - e Collodel visibilmente felici di tornare a casa, che hanno riempito il cuore dei nativi delle risaie e tifosi dell’azzurro in maglia. Quello che si è ben lontano dall’avere sono votanti nuovi, gli appassionati dell’ “adesso in poi”, sempre che si vogliano. L’abbonamento dei prezzi è tornato ad essere abbastanza ottimale per poterlo incentivare anche per chi Novara non la frequenta ma se la mole di entusiasmo è quella mostrata, sono più gli sbadigli che la voglia di sedersi allo stadio. Facile colpire sulle memorie storiche, proviamo a incentivare quelle nuove, questa è la sfida se si vuole oltrepassare i limiti provinciali.
I calciatori dovrebbero essere resi i protagonisti in prima linea invece l’immagine che viene data è quella di sottomultipli della proprietà, in balia di contratti e stampa. Ho come l’impressione che se dovessero parlare costantemente e soprattutto spontaneamente ai giovani e se potessero tornare ad essere protagonisti nei programmi dedicati invece che nasconderli dietro mandrie di giornalisti o direttori, le dinamiche sarebbero molto diverse.
Il dolore più grande di questa estate però è leggere la lista dei possibili uscenti. Aygemang, Calcagni, Cannavaro, Di Munno, Gerardini e Ghiringhelli, ad esempio. È come avere un paio di Louboutin nell’armadio e non metterle per paura di cadere. Che poi il problema non è l’avvicinarsi, con il calciomercato livellato secondo queste ambizioni societarie, ad un altro nuovo possibile giocatore, il problema è che si sovrastimi il suo piede ed il suo sedere a prescindere. Magari pensando di sostituirli a quelli di Calcagni. Non scherziamo, dai.