Non è più domenica

Pensieri

Il silenzio non è mai una scelta ponderata, specialmente quando sei un personaggio pubblico, specialmente quando il silenzio è stampa. Rifugiarsi dietro un bunker di reticenza rispetto alla miriade di cose di cui narrare e sfuggire alle - poche - domande necessarie in conferenza stampa racconta, anche senza parole, ciò che abbiamo di fronte. 

Il nuovo mister, Manuel Iori, viene presentato in mezzo al campo con due domande fatte in fretta e furia, lasciato da solo come fosse già condannato a rimanerci. Solo, con un'accoglienza triste e immeritata per chi ha deciso di intraprendere un

percorso tosto ed ostile. Eppure il Novara è seguito anche da una società esperta di comunicazione e marketing, eppure il DS Federico Boveri ha voluto che lo affiancasse una figura più esperta, seppur mai ufficialmente presentata se non erro, che lo avrebbe aiutato in scelte d'acquisto e si sperava, anche in immagine pubblica, non quella d'apparenza s'intendeva.

Un Novara FC che lascia costantemente un gusto amaro eppure è sempre stato molto attento a redarguire - a modo proprio - la parte opinionistica di giornalisti e tifosi che hanno tentato di confutare e porre quesiti su alcuni modus operandi, con l'intenzione - proprio come ha scritto un buon giornalista qualche giorno fa - di essere costruttivi e non disfattisti, su argomenti tra l'altro che hanno più volte dimostrato ragion d'essere. 

Ed ora la società - e di conseguenza la squadra - si ritrova a costruire un muro di cemento armato per nascondersi dalle proprie responsabilità, dalle proprie scuse ed allontanarsi volontariamente da Novara città, dai tifosi, dal bisogno di sentire almeno una volta le intenzioni oneste di questa stagione se vogliamo dimenticare le scorse. Eppure per costruire un ponte ci vogliono entrambi gli argini. Eppure per riavvicinarsi alla città ci vogliono parole gentili e sincere.

Una società che si nega a chi dovrebbe garantire trasparenza come chi paga il biglietto - non senza troppi sacrifici economici e familiari - ed i calciatori della propria piazza perché l'impressione è che non sappiano nemmeno loro per che cosa stiano giocando e se siano effettivamente voluti, messi in campo o tenuti in panchina secondo l'aria che gira. Pensiamo semplicemente ad un Boseggia lasciato in pasto ai leoni, agguerriti contro di lui come capro espiatorio di un tutto che non funziona, come un pungiball di 22 anni indifeso da chi doveva proteggerlo, indipendentemente dalle performance. Solo. Buttato in panchina a guardare senza che pubblicamente venisse messo un freno ad un'agonia, la sua, causata da una forza maggiore, la loro. 

E ci ritroviamo oggi con una maggioranza dall'umore nero come lo stemma scelto per la terza maglia, stufa di essere in balia di silenzi o parole da copione, stufa di vedere la propria squadra del cuore scivolare nel baratro dell'umiliazione.

La minoranza - seppur minima e ancestrata alla terra novarese - giustifica la scelta del mutismo perché vede gli imprenditori liguri come salvatori della patria, quasi intoccabili e con il diritto di fare ciò che vogliono, perché tengono al guinzaglio economicamente il Novara, discorso diverso sul monopolio sportivo, come si è visto e si vede. Sembra che l'idea però non sia quella di giustificare personalmente la società Boveri ma di ringraziarli e di conseguenza appoggiarli perché hanno permesso di non distruggere i sogni individuali del tifosi, quelli che hanno vissuto la Serie A, i tempi d'oro e le cose meravigliose che ha offerto il calcio in questa provincia, che sperano ritornino. Ma purtroppo il passato non torna nemmeno se fai tornare le persone che ne hanno fatto parte, mi sembra triste ed infantile continuare a sperarci. Quelli che vogliono Tesser, Rigoni, Toscano e che amano e giustificano costantemente Collodel nonostante le performance opinabili delle ultime gare. 

Va bene anche investire tutto su Lanini e sullo stadio, basta stare a galla. Già, perché l'idea di questa piazza è che non stia proprio affogando ma che stia boccheggiando, il che è molto più frustrante: un Novara che sta tra l'aria che respira e che grazie ad una famiglia abbiente ed economicamente corretta potrebbe decollare verso lidi superiori ma sembra dimostri di non volerlo, attaccando boe pesanti per tirare il peso verso l'oscurità degli abissi.

Conseguire un risultato non può essere una pretesa, le scelte prodotte da un accanimento contro chiunque esulando sempre se stessi portano a soglie friabili che la vita sfalda. Una vita che galleggia nel privilegio non porta sempre a pareggiare i conti e nemmeno a farli tornare: quello che si ottiene è evidente, non e più domenica.

Non è un periodo difficile come il comunicato stampa del Novara Fc racconta, è semplicemente il risultato di scelte volute e rivolute. Perché sbagliare è umano, perseverare invece, lo sappiamo tutti.

Alice Previtali

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