Il Fedelissimo - Condannati e arrabbiati
Non ero particolarmente fiducioso per il doppio confronto che ci vedeva opposti al Varese, tuttavia non mi aspettavo di certo che i lombardi chiudessero la pratica già al "Piola" con un 2-0 che non ammette repliche e che ci condanna al ritorno in serie C, a meno di cataclismi venerdì prossimo a Masnago. Abbiamo cercato con insistenza la sfortuna per oltre sei mesi (da settembre a marzo) e non possiamo lamentarci se è arrivata sotto forma di infortuni e episodi sfavorevoli; gli infortuni di Ludi e Buzzegoli ci hanno tolto tantissimo a livello caratteriale (come sottolineava Aglietti in conferenza stampa), ma la ciliegina sulla torta è stato il ko di Sansovini, evidenziato dalla doppietta di Pavoletti: il Varese aveva il suo bomber, noi no. E' riduttivo questo ragionamento, anche perché, dopo un inizio difficile, i biancorossi si sono dimostrati più squadra e avrebbero potuto arrotondare nel finale; a noi rimane il rimpianto per come sarebbe andata a finire se fosse entrata la traversa di Pesce e se avessimo terminato giustamente in vantaggio il primo tempo. Ragionamenti che sembrano inutili a questo punto e servono solo a rendere il boccone ancora più amaro di quanto lo sia già per una retrocessione che si doveva e si poteva evitare. Ognuno ha il suo colpevole, chi i giocatori, chi l'allenatore, chi il presidente e la società. Io affermo con certezza che di certo non si può imputare niente alla tifoseria e dico questo non per ruffianeria: la civiltà e l'educazione che hanno sempre dimostrato i sostenitori azzurri non può essere un capo di imputazione; i giocatori sono stati messi nelle condizioni di rendere al meglio sotto tutti i punti di vista (non ultimo un centro sportivo che tutti ci invidiano) ed è meglio non pensare al pressapochismo e alla mancanza di grinta messi in tante partite, perché è come mettere sale su una ferita aperta e dolorosissima.
Voglio fare mia una frase di John Fitzgerald Kennedy "La vittoria ha molti padri, la sconfitta è orfana". Oggi mi sembra di essere solo a tifare Novara, non riesco neanche a trovare conforto nel condividere il dolore con altri cuori azzurri; nella mia testa e non solo vedo le stesse persone che volevano un abbonamento, un biglietto per la serie A, che sputano sentenze, che hanno la verità trovata ovviamente con il senno di poi. Vorrei che qualcuno mi dicesse che con un undici composto da Kosicky, Crescenzi, Perticone, Ludi, Lambrughi, Pesce, Buzzegoli, Rigoni, Gonzalez, Sansovini e Lazzari si possa retrocedere, perché io non riesco a crederci, non riesco a metabolizzarlo. Adesso penso solo a una cosa, andare a Varese. Forse sarò masochista, perché il programma della serata è molto chiaro, brutta partita e festa dei padroni di casa, perché non possiamo certo chiedere al buon Gattuso in cinque giorni di risollevare una squadra nel baratro; ma voglio esserci, voglio essere coraggioso, perché le lezioni migliori sono di solito le più dure. Voglio ricordare tra qualche anno la serata di venerdì 13 giugno 2014 come un incubo dal quale saremo riusciti a uscire. Poi, se ci sarà una festa, molti si riscopriranno tifosi azzurri, tireranno fuori le sciarpe e grideranno la loro gioia.
La mia sciarpa è sempre lì, nella buona e nella cattiva sorte.
La mia bandiera è pronta a essere issata come testimonianza della mia fede.
Il mio cuore azzurro non smetterà di battere, nonostante stia soffrendo le pene dell'inferno.
Stringo i pugni e combatto, ho ancora la forza di gridare...
Forza Novara Sempre!!!