Tecniche di smarcamento con Simone Moretti - I AM CALCIO NOVARA

Tecniche di smarcamento con Simone Moretti

Simone Moretti
Simone Moretti
NovaraN.C. Football Coaching

Proseguiamo l’approfondimento attraverso le interviste/analisi con Simone Moretti addentrandoci in un argomento molto vasto di cui, con la semplicità che ci contraddistingue sempre, cerchiamo di tratteggiare alcuni aspetti fondamentali per darne una visione più nitida possibile, senza trascurare ovviamente l’imprinting che abbiamo dato a questa rubrica: la tematica degli smarcamenti. Dalle parole dei Mister al campo, seguendo il percorso che ci siamo prefissi: vogliamo addentrarci con una analisi sempre più specifica di questi gesti tecnico/tattici/situazionali visti da chi li porta tutti i giorni sui campi di allenamento e tutte le domeniche negli stadi.

- Ciao Simone e benvenuto. Dopo il primo pezzo su N.C. FOOTBALL COACHING “CALCIO E BASKET: AMORE CONDIVISO” proseguiamo il nostro percorso attraverso l’analisi dei gesti tecnico/tattici/situazionali sulle pagine di Iam CALCIO; prima però vorrei che ci parlassi della tua carriera e del tuo percorso calcistico raccontandoci qualche aneddoto o ricordo a cui sei legato in modo particolare.

"Ciao Carlo, è sempre un grande piacere poter far parte della tua apprezzatissima rubrica. Partiamo dicendo che nasco, cresco ed esordisco a Varese per poi iniziare un (ahimè) ormai lungo peregrinare tra qualche stagione di Serie C/Lega Pro, un paio d’anni in Serie B elvetica e tanta Serie D, categoria di cui, alla soglia dei 35, posso orgogliosamente definirmi fine conoscitore. Sono due i ricordi piacevoli che mi tornano in mente in questo momento riguardo la mia modesta ma sudata carriera: uno, il primo, mi riconduce a Renate, società che mi ha accompagnato per quattro  anni, con la quale conquistammo il professionismo con un gruppo che anno dopo anno si cementò sempre più, fino a raggiungere, nel primo anno di Lega Pro, addirittura i Play off. Il secondo invece mi riporta alla mia esperienza estera, dove apprezzai un modo differente di intendere e vivere calcio e dove ebbi la fortuna di dividere il “fronte d’attacco” con Raffael, attaccante carioca ora al Borussia Moenchengladbach, giocatore da Playstation".

- Con te abbiamo deciso di analizzare gli smarcamenti: cos’è uno smarcamento e quanto è importante per un giocatore?

"Ti ringrazio per la domanda perché l’argomento è, da amante di tutte le sfaccettature di questo sport, invitante e motivante. Credo di non sbagliare definendo lo smarcamento come un fondamentale di tattica individuale della fase di possesso palla. Più concretamente nella definizione inglobiamo tutti quei movimenti e contro movimenti senza palla atti al “liberarsi” dalla marcatura di un avversario e/o al creare luce tra il portatore di palla e colui che potrà ricevere l’eventuale trasmissione. Uno smarcamento efficace deve tener conto di tempi, spazi, corse e orientamenti del corpo adeguati".

- Ovviamente per analizzare più approfonditamente questo gesto di tattica individuale possiamo legarlo ai vari ruoli, difensori, esterni, centrocampisti e attaccanti: quali sono le differenze?

" Le differenze sostanziali sono da ricercare principalmente nel fine ultimo dello smarcamento. Mi spiego meglio. La didattica riguardo lo smarcamento è pressoché la stessa per difensore, centrocampista ed attaccante; ciò che cambia è naturalmente l’obiettivo per cui ci si smarca. Per un difensore lo smarcamento sarà tendenzialmente atto al mantenimento del possesso palla, per un attaccante all’attacco della porta o alla creazione di situazione offensive mentre, per fare un esempio, la mezzala che si apre in ampiezza potrebbe avere come fine l’allargare le maglie difensive. Ampiezza e profondità sono i terreni fertili per un buon smarcamento".

- Dopo aver visto le differenze, cosa può accumunare lo smarcamento nei vari ruoli?

"Come appunto dicevamo prima, la didattica è sicuramente molto simile. La ricerca di “luce”, l’orientamento del corpo, la capacità di scelta di tempi e spazi, sono comuni per ogni tipologia di smarcamento, anche in ruoli e zone di campo differenti. Un aspetto fondamentale che permette ad un didattico smarcamento di diventare un efficace smarcamento è sicuramente la presa d’informazione. I modi e i tempi sono determinanti, ma solo un calciatore abile nel guardarsi le spalle prima di ricevere potrà scegliere come orientare corpo e controllo successivo. E sarai d’accordo con me se dico che questo è sempre valido a prescindere dal ruolo".

- Prendiamo come esempio lo smarcamento per gli attaccanti: nello specifico troviamo gli smarcamenti per il tiro, per l’uscita in ampiezza, per andare al cross, gli smarcamenti in appoggio, gli smarcamenti in area ed altri ancora. Ce ne puoi parlare?

"Più di altri ruoli, l’attaccante vive di smarcamenti. Più ci si avvicina alla porta più naturalmente la marcatura sarà serrata. E l’abilità di un attaccante è principalmente legata alla lettura di quale smarcamento sarà il più efficace in una determinata situazione. Profondità? Ampiezza? In appoggio fungendo da vertice e/o da sponda? Le variabili sono molteplici: distanza dalla porta, altezza e distribuzione della linea avversaria, ma soprattutto palla libera o coperta. Quindi, tempi e lettura diventano determinanti. Su palla libera la ricerca della profondità è e dev'essere il movimento di smarcamento principe di un attaccante, con il quale va a cercare la conclusione a rete; contro movimento e via, taglio tra i due centrali o alle spalle del più lontano (fuori linea). Su palla coperta invece, l’attaccante deve avere la lucidità di mettersi a disposizione della manovra, della costruzione, tramite smarcamenti in appoggio, da vertice (contro movimento cosiddetto “lungo corto”) oppure in ampiezza cercando di aprire le maglie difensive. Più siamo lontani dalla porta avversaria più ci sarà profondità da attaccare, più ci avviciniamo all’area di rigore più saranno le combinazioni strette a poter scardinare la marcatura difensiva. Ma in entrambi i casi, tempi e modi di smarcamento ne sono la chiave".

- Proprio da attaccante analizziamo gli smarcamenti che possono svilupparsi se una attaccante gioca da unica punta oppure se gioca con un compagno a fianco.

"Indubbiamente la maggiore differenza sta nel fatto che giocando con un compagno vicino, il modo di muoversi e di smarcarsi acquisisce una variabile in più. Due attaccanti vicini collaborano giocando insieme (affiatati, sapendo anche senza vedere dove si trova il compagno) e affinando automatismi che permettano ai compagni di avere due soluzioni differenti centralmente. Movimenti all’unisono, tendenzialmente contrari, uno in appoggio ed uno in profondità. Smarcamenti in relazione al compagno, oltre che alle altre sopracitate dinamiche. Giocando invece come unica punta, uno dei principali compiti è quello di agire da riferimento offensivo centrale, determinante per la manovra, e lo smarcamento sarà principalmente legato alla copertura della palla: libera ricerco profondità, coperta agisco da vertice e sostegno offensivo".

- Più si parla di calcio più ci si accorge che sono tantissime le situazioni, le varianti e gli accorgimenti da analizzare. Qual è quindi il tuo consiglio o il consiglio più importante a tuo parere che daresti ad un giovane attaccante?

"Lo smarcamento come abbiamo detto è un aspetto determinante per un attaccante. E, mi ripeto, la lettura situazionale fa tutta la differenza del mondo. Tempi, modi, tipo di corsa, orientamento del corpo e presa d’informazione fanno sì che lo smarcamento sia effettuato in maniera didatticamente ineccepibile. Ma il salto di qualità, e di questo ne sono fermamente convinto, lo fa la lettura. Sarà quindi l’aspetto attentivo e di concentrazione, anche in questa situazione meramente tecnico-tattico, l’ingrediente che rende il movimento di smarcamento il più incisivo ed efficace possibile. Essere “dentro” la partita, facendo confluire le proprie energie solo ed esclusivamente su ciò che posso determinare è a mio modo di vedere la strada da ricercare".

Carlo Prelli