Ramazzotti a Briga, l'elogio della meritocrazia

Glauco Ramazzotti
Glauco Ramazzotti

Nel calcio ci si riempie spesso la bocca di parole come "gavetta", della necessità di fare esperienza prima di essere catapultati alla guida di una prima squadra quasi che fosse necessario un "cursus honorum" per poter prendere possesso di un manipolo di calciatori da guidare su un campo da gioco a fare il meglio possibile durante 90' di gara; ma quando questo succede ecco che subentrano altre dinamiche e quello che valeva prima non vale più solamente perché un allenatore che per quasi vent'anni ha vissuto nel pieno del mondo giovanile ad accumulare quella esperienza che prima era ritenuta necessaria adesso viene quasi etichettato come un allenatore buono solamente ad allenare squadre di ragazzi.

E' un po' un controsenso ma è quello che verosimilmente è successo quando il Briga ha deciso di affidare la panchina ad un "carneade" (ma solo per chi non ha l'occhio di guardare poco oltre il proprio naso) come Glauco Ramazzotti, che di esperienza ne ha invece accumulata da vendere nei quasi vent'anni vissuti nei settori giovanili di Cureggio, Borgomanero, Novara, Sparta Novara, Virtus Cusio e Briga, ovunque con risultati più che soddisfacenti. Ce la farà a resistere alla pressione? Ce la farà a tenere in pugno uno spogliatoio costituito da tante personalità diverse? Un sfida nella sfida, che Ramazzotti raccoglie senza timori: "Penso che le cose non capitino mai per caso - esordisce il neo tecnico del Briga -, la società quest'anno ha preso questa decisione che abbiamo analizzato insieme valutando sia gli aspetti positivi che quelli negativi. Non credo che sia un limite aver lavorato sempre con ragazzi giovani perché questi ragazzi sono cresciuti e, ritrovandoli nelle varie prime squadre che giocano sul territorio, mi danno una buona conoscenza di quella che è la situazione dei giocatori del momento, quasi ci si trovasse ad affrontare un campionato juniores regionali di sette o otto anni fa. In più l'esperienza a livello giovanile mi permetterà di livellare quei gradini che per alcuni ragazzi sono addirittura drammatici, tanto da spingerli a smettere di giocare, nel passaggio tra la juniores e la prima squadra dando la possibilità ai ragazzi che inseriremo nella prima squadra del Briga di avere un passaggio non più veloce, ma sicuramente più semplice".

Ramazzotti sa che nella prossima stagione sarà atteso al varco, che molti fari saranno puntati sulla sua figura anche perché buona parte dell'estate l'ha passata sulla bocca di tutti. Sarà un Briga di giovani quello del nuovo tecnico o i potenziali nomi nuovi verranno inseriti passo dopo passo? "Sicuramente sarà un Briga che integrerà i giovani all'interno del proprio organico, ma solo quando questi saranno veramente pronti. Lavoreranno al fianco della prima squadra, anzi con la prima squadra, ma senza porre loro alcuna fretta per poter fare un lavoro di qualità non solo dal punto di vista tattico e tecnico ma anche sul fronte psicologico. Dovranno imparare a conoscere l'ambiente della prima squadra, masticheranno amaro perché costerà loro fatica ma quando completeranno il loro percorso saranno un valore aggiunto per la prima squadra, non un peso o, ancora peggio, una paura. Il primo obiettivo sarà quello di non bruciare le tappe, ma la prima squadra nella prossima stagione sarà composta da ragazzi che hanno voglia di proporre calcio, di allenarsi e stare all'interno di un gruppo che avrà delle regole ma anche che abbiano l'ambizione di essere punto di riferimento all'interno della squadra e per i ragazzi che arriveranno da sotto. Questo è il nostro progetto".

Spesso da più parti si sostiene che giocando con i giovani difficilmente si vincono i campionati e, andando ad analizzare le ultime stagioni del campionato di Promozione, può anche esserci un fondo di verità in un discorso che ha però anche le sue eccezioni. Quali le reali ambizioni che può avere un progetto strutturato come si sta facendo a Briga? "In verità anche nella scorsa stagione il Briga era tendenzialmente composto da ragazzi nati dopo il 1990 e le cose non sono andate poi così male come ha ricordato anche il presidente; quest'anno non ci scosteremo poi molto da questo trend, avremo giocatori di esperienza ma dalla carta d'identità ancora giovane perché nati nel '92, nel '93 o nel '94 che per le regole federali sono da considerarsi "vecchi" ma che per i miei standard hanno ancora molto da dare a questo Briga in cui i giovanissimi potrebbe veramente essere la sorpresa della stagione. Andremo in campo per determinare il risultato, seppur con tantissima umiltà, tutte le domeniche ben sapendo che al ritorno negli spogliatoi dovremo essere soddisfatti prima di tutto con noi stessi. Saremo attenti, dinamici, vigorosi, ma anche ragionatori perché io voglio una squadra che pensi durante tutte le situazioni di gioco: la cosa più importante dovrà essere la tranquillità per una squadra a cui alla partenza non viene chiesto nient'altro che l'obiettivo minimo, quello di mantenere la categoria. Il calcio è un gioco situazionale, vince chi ragiona meglio in tutti i momenti delle partite: il cervello e l'atteggiamento sono la prima cosa da allenare in un giocatore chiamato ad andare sul terreno di gioco".

Carmine Calabrese

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