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Quelli che.... "non si può". Ma è davvero così?

Stoppa vs Arconatese
Stoppa vs Arconatese

Gli appassionati di calcio, è risaputo, senza calcio giocato non riescono a stare. Ed è per questo che dopo una fisiologica pausa al termine della stagione la voglia di tornare a vedere quella palla rotolare sui campi di tutta Italia torna forte, più prepotente di ogni crisi di rigetto che puntualmente ci assale quando il terreno di gioco, il sudore e l'erba vengono rimpiazzati da scandali, inchieste, ricorsi e tribunali fallimentari. L'estate però è lunga, e di parole se ne dicono moltissime, anche troppe. E puntualmente i dubbi sulla propria squadra ad ogni latitudine sono forti, a volte infondati e a volte no. E se i dubbi sono tollerabili, quello che ai miei occhi non lo sono mai sono le certezze, soprattutto su questioni davvero poco tangibili, difficili da delimitare.

Se fare pronostici o tracciare giudizi prematuri è sport rischioso ma nel quale potersi districare se il soggetto è la Serie A, materia molto più difficile e indecifrabile è sforzarsi di fare lo stesso esercizio sulla Serie B o sulla Serie C. Quante volte abbiamo bollato come "improponibili per la B (o per la C)" alcuni dei nostri protagonisti? Chi è senza esperienza, chi gioca solo perché è il cocco di qualcuno, chi solo perché è novarese, chi può far bene ma solo in una o due serie inferiori rispetto alla nostra. Nelle varie categorie rientrano i novaresi Faragò e Montipò, non pronti per una maglia da titolare in azzurro, prontissimi invece alla prova del campo e all'occhio di chi ce li ha portati via aprendo il portafoglio e puntando su di loro. La lista è lunga e nelle varie sfaccettature comprende i Lisuzzo, i Gonzalez, i Vicari, ma anche i Ciccio Evola. Ma quante volte i Cittadella con gli sconosciuti di turno hanno bagnato il naso al Bari e ad altre formazioni sulla carta molto più attrezzate?

Dall'altro lato, chi offriva sulla carta discrete garanzie è stato magari parte di chi l'estate scorsa ci ha portato in Serie C dopo un campionato ignobile dal punto di vista del temperamento e dello spirito di squadra. E allora mi chiedo io, come si fa a non concedere una chance a chi arriva da sotto e ha voglia di arrivare come Simone Simeri o chi è cresciuto a Novarello col sogno di sfidare squadre e giocatori importanti indossando l'azzurro? Chi per anni ha corso con quella maglia addosso davanti a 30 persone sognando di giocare al Piola (Schiavi, Collodel, Stoppa, Nardi, Bove) non può essere messo sullo stesso piano a livello mentale e motivazionale di chi a Novara ci passa per lavoro a 26 o 28 anni provenendo dal Veneto o chessò dal Lazio. Posta la professionalità di tutti, il grado di sacrificio non sempre sarà lo stesso.

Con questo, chi scrive non pensa che la squadra sia a posto così. Anzi. La rosa va completata in caso di Serie C, va invece notevolmente rafforzata in caso di Serie B. Ma vorrei vedere al Novara per tutta la stagione ragazzi che per carta d'identità, militanza e fame hanno tutto per fare meglio dei giocatori (in molti casi validissimi) che ci hanno fatto vivere una stagione desolante ed umiliante. In campo dall'inizio, o a gara in corso, magari come "salvabuchi" in caso di diverse assenze in un reparto. Questi ragazzi meritano una chance. E diciamocelo, quanto è stata bella la gara di ieri sera a Perugia in questo senso? Seconda presenza assoluta da "pro" di Stoppa, la prima dal primo minuto, la prima in Coppa Italia e subito gol. Fascia da capitano per Nicolàs Schiavi, primo gol in azzurro per lui. Primo gol novarese anche per Simeri alla sua prima ufficiale in maglia azzurra, soltanto sfiorata nelle amichevoli estive della scorsa stagione. Si può desiderare di più? Dal mio punto di vista no, vincere con giocatori nel quale riconoscersi è il massimo. Aspettando Pablo....

Stefano Calabrese