Casalino, il duro sfogo del presidente Leonardi

Il presidente Leonardi, ultimo a destra
Il presidente Leonardi, ultimo a destra

Sono amare considerazioni quelle inviateci in Redazione prima del turno di campionato con la Voluntas Novara dal presidente del Casalino Damiano Leonardi che, in seguito a quanto uscito sull'ultimo comunicato che commina diverse squalifiche alla compagine novarese in riferimento ai fatti risalenti alla gara con il Villanova, ha voluto far sentire la propria voce con un comunicato ufficiale che riportiamo di seguito integralmente.

"Come accennato telefonicamente sono qui a scrivere a nome della società GSD Casalino, e anche a titolo personale, considerazioni sull'operato del direttore di gara sig. Andrea Stea della sezione di Vercelli in occasione dell'incontro della scorsa domenica tra Casalino e Villanova.

Premesso che le squadre, soprattutto la mia, non devono mai trovare giustificazioni alle sconfitte imputandole solo ed esclusivamente al direttore di gara, mi sento, nella fattispecie, di fare oggi un'eccezione alla regola perchè è evidente che il Casalino, per mezzora in 8 contro 11, è stato volontariamente messo nelle condizioni di perdere.

La nostra è una società povera, senza sponsor significativi, anzi quest'anno proprio senza nessuno sponsor. Viviamo di passioni e di attaccamento ai nostri colori storici essendo una buona parte della rosa residente in loco o comunque con legami di appartenenza molto forti al nostro territorio. Noi dirigenti spesso ci rimettiamo di tasca nostra, sia in termini di tempo che di moneta, ma l'entusiasmo di un gruppo, l'unione dello spogliatoio, lo spirito di squadra, superano sempre la nota dolente di un sacrificio gratuito speso solo ed esclusivamente per mantenere in un comune di 1600 abitanti una piccola pagina dello sport dilettantistico novarese e un'occasione di aggregazione sana per molti giovani in squadra e meno giovani al seguito dei nostri colori. Per questo motivo ho voluto proseguire, da quattro anni ad oggi sebbene ripartendo dalla Terza categoria, l'enorme lavoro fatto dal vecchio presidente Luigi Tosi che, un po' stanco (e come dargli torto) dopo un trentennio e oltre ha lasciato la guida del sodalizio rossoblu.

A Casalino non c'è molto nonostante gli sforzi fatti dal Comune per ripartire da un nuovo campo sportivo, a Casalino c'è solo la voglia di stare assieme; a Casalino però, nel suo piccolo, ci sono parecchie associazioni di volontariato sociale, culturale, ricreativo, a dimostrazione del fatto che nella gente di Casalino e Cameriano e delle frazioni, c'è la volontà di non far morire un territorio relegandolo a classico paese dormitorio, e il GSD Casalino è una di queste realtà. Lo scorso anno siamo stati tacciati di razzismo pur avendo in rosa un certo numero di ragazzi africani ben integrati, quest'anno da cos'altro verremo etichettati? Forse Casalino è un campo "caldo"? Può darsi, ma non meno di tante altre realtà di paese, dove la presenza di ragazzi del posto in squadra aumenta il livello di attaccamento ai colori e porta un certo seguito alle partite; ma se non avessimo questo forse non varrebbe la pena tutto il nostro sacrificio.

Guardiamoci attorno: nel nostro Piemonte Orientale in cinque province (NO, VC, BI, AL, VCO) si riescono a malapena a fare due gironi e mezzo di Terza; se aggiungiamo Asti e un pezzo di Torino, forse i gironi sono quattro e molto scarni quando negli anni 80/90 i gironi novaresi di Terza erano 3. Si vedono realtà legate a sponsor che fanno toccata e fuga in 3/4 anni e poi spariscono (senza nessun legame col territorio, o solo molto superficiale), le squadre di paese sono ridotte al lumicino e quelle delle periferie cittadine ancora più spente. C'è proprio un calcio da rinnovare partendo dalla base ma mi rendo conto che questa è pura utopia e ai vertici alti della FIGC probabilmente il tema del calcio sul territorio non tocca più di tanto; il calcio che non porta guadagni è quasi un peso che si trascina più per questioni politiche o di immagine (fine a se stessa) di tutto il comparto, ma in fondo in fondo è più un problema che una risorsa. Tant'è che negli ultimi vent'anni stanno proliferando i campionati amatoriali e i tornei di calcio a 5. Ormai il calcio è Cristiano Ronaldo, il calcio è Sky, ma purtroppo io sono un nostalgico, un romantico: per me il calcio è anche la partita all'oratorio (quando ancora gli oratori c'erano). Adesso ci sono le scuole di calcio che non sono niente altro che illusorie fabbriche di sogni per genitori e ragazzini che gravitando nell'area di società professionistiche (pagando laute rette) e non facendo altro che riempirsi la bocca di paroloni tecnici, perdendo di vista i sentimenti e le passioni, si dimenticano cosa sono l'umiltà e il sacrificio, lo spirito di squadra, le gerarchie, il rispetto per l'avversario, abbassando spesso volgarmente il tutto a post estemporanei su Instagram e poi però si vedono giovani scartati che neanche in Terza categoria riescono a giocare.

Questa premessa, forse un po' fuori tema, solo per contestualizzare la sofferenza di questo sport alla base, sofferenza che non può che spingere all'eutanasia quando sui campi vengono inviati certi direttori di gara (cosa ancor più grave con osservatori al seguito) prevenuti e spocchiosi, arroganti e in pieno delirio di onnipotenza. Questo è successo a Casalino domenica scorsa. E ringrazio pubblicamente la squadra del Villanova per l'estrema sportività dimostrata o la partita sarebbe degenerata in rissa. Il fair play del Villanova ha fatto sì che un loro giocatore calciasse volutamente in fallo laterale una punizione sancita per un fallo palesemente inesistente che già dopo un quarto d'ora ha fatto capire su quali binari potesse procedere l'incontro. Non so se farò ricorso, ci sto ancora pensando, forse non vale la pena appesantire le casse societarie per ottenere un eventuale compromesso sulle spropositate squalifiche comminate ai nostri giocatori e al nostro Mister. Probabilmente la prossima volta non mi butterò in campo per fermare l'ira dei miei giocatori, li lascerò liberamente scagliarsi contro l'arbitro, tanto visto il responso del giudice sportivo, poco cambierebbe. 

Sono dichiarazioni abbastanza pesanti le mie, più che altro con intento provocatorio per uno spunto di riflessione, ma in questi giorni ho pensato di ritirare la squadra dal campionato e comunque quasi certamente, alla fine della stagione il GSD Casalino chiuderà la ultracinquantennale e ininterrotta attività. Ringrazio solo la disponibilità di Agostino Guarneri, sempre vicino ai problemi delle piccole società: lo ringrazio perchè è riuscito a spegnere il fuoco che avevo dopo la lettura del comunicato (dove tra l'altro si scrive che vince il Casalino), ma sono talmente demotivato nella mia missione che non sprecherò più fiato ed energie per proporre idee e/o partecipare a inutili e sterili incontri che in questi ultimi anni non hanno prodotto assolutamente nulla, anzi hanno visto scendere in modo ancora più deciso organizzazione e livello dei campionati.

Abbiamo sempre accettato, a volte anche a denti stretti, il responso delle partite, abbiamo sempre ripreso e multato i nostri giocatori rei di comportamenti irrispettosi e antisportivi, abbiamo sempre voluto mantenere delle regole interne atte a premiare i meritevoli e a punire coloro che con atteggiamenti sconvenienti hanno portato danno a tutta la squadra, per questo ogni anno partiamo con una rosa molto ampia di 27/30 giocatori, sia per avvicendare chi, troppo sicuro del posto in squadra viola queste regole, sia per le esigenze lavorative di diversi giocatori che non tutte le domeniche possono essere presenti. Ebbene, domenica forse i giocatori disponibili saranno 13, forse... Non sono un presidente severo, lascio che il mister e il suo vice si occupino della disciplina del gruppo e del rispetto delle regole (e lo fanno in modo esemplare), ma dopo quanto visto domenica, non posso non intervenire dicendo semplicemente questo: come posso riprendere giocatori che non hanno commesso ciò che un direttore completamente fuorviato in modo unilaterale dichiara? Questa volta difendo in modo netto e deciso i miei giocatori umiliati dalle insensate decisioni del giudice sportivo, in particolar modo ritengo del tutto infondate le 6 giornate date a Cucchi reo di aver sputato (cosa mai avvenuta) verso il direttore e le 4 giornate date a Fetahu che praticamente già sostituito si è limitato ad incitare il suo subentrante, venendo completamente frainteso e lasciando incompiuta la sostituzione. Forse l'unico che merita la squalifica è Vosali, per un fallo di gioco piuttosto duro e scomposto, ma senza cattiveria, che in un altro clima poteva essere semplicemente sanzionato con un giallo, ma se quest'ultimo episodio è piuttosto opinabile, i primi due sono di un'evidenza sconcertante. Ovvio che di fronte a tanta scelleratezza, anche Mister Marino abbia faticato a trattenere la calma e ha pagato per tutta la panchina in evidente stato di agitazione, ma a ben donde.

Non mi permetto di giudicare l'arbitro come persona perchè non ne ho gli elementi e non è giusto giudicare una persona in base ad episodi. Ma questo episodio è sportivamente gravissimo secondo me. Cosa gravissima è che l'arbitro, al contrario di come sempre accade con gli altri direttori, non abbia lasciato il rapporto di gara al dirigente preposto e cosa ancor più grave è che al seguito del direttore c'era un commissario/osservatore in totale difesa nonostante le evidenti anomalie.

Io mi auguro che il sig. Stea non perseveri più in un'attività per cui non è assolutamente adatto. Ci sono direttori di gara che solo con la presenza e i modi di approcciarsi ai giocatori dimostrano un carisma che non lascia spazio alle contestazioni e ci sono direttori indisponenti, presuntuosi e spocchiosi che fin dal primo fischio inducono le squadre al nervosismo. Purtroppo quando capitano i secondi è difficilmente evitabile il degenerare di alcune partite. Non sempre le responsabilità di atti inconsulti (per fortuna non verificatisi nel nostro campo) sono da imputare alle intemperanze "partigiane" di sostenitori e giocatori ma talvolta, quando si rasenta la follia, è difficile mantenere il controllo. Qui si è toccato veramente il fondo, a maggior ragione con la presenza di un commissario a bordo campo, che forse per spirito di appartenenza a una categoria tanto bistrattata ha semplicemente ma scorrettamente avallato l'operato del suo collega. Inaccettabile!

Quanto accaduto sul nostro campo, fosse stato in zone notoriamente calde del calcio locale italiano (vedi esempio recente accaduto nel Lazio) avrebbe avuto conseguenze decisamente peggiori; credo che il buon senso della nostra dirigenza, di molti nostri giocatori e degli avversari, abbia notevolmente limitato le conseguenze. Ricordo e qui chiudo che nel 2009, proprio a Casalino, in occasione della partita Granozzese - Vespolate, un arbitro simulò un aggressione che causò per un calciatore la squalifica di 3 anni; il calciatore in seguito fu riabilitato ma i mesi in cui rimase fermo nessuno glieli ha restituiti, come nessuno ha restituito alla Granozzese i soldi della multa e l'arbitro dopo qualche anno, al processo in un tribunale ordinario, si prese una condanna di 4 mesi per diffamazione. A voi le conclusioni".

Carmine Calabrese

Leggi altre notizie:CASALINO