La salvezza dello Stresa nei gol di Armato: "Giochiamo per la società"

Armato premiato dalla Redazione
Armato premiato dalla Redazione

Ha tutto il peso dell'attacco dello Stresa sulle sue spalle Riccardo Armato, vincitore di dicembre del "Bomber del Mese La Mia Hosteria", e la consapevolezza che gran parte delle speranze di salvezza della compagine borromaica passano attraverso i suoi piedi e la sua testa, strumenti primi per trovare quei gol che devono rilanciare la squadra. Cinque reti fin qui segnate in stagioni, la maggior parte delle quali messe a referto nel mese di dicembre che gli hanno valso il premio della Redazione, Armato sa che bisogna fare meglio per raggiungere l'obiettivo prefissatosi dalla società a partire già dalle prossime due gare che saranno quasi decisive per le sorti stresiane.

- Riccardo, sei stato proclamato "Bomber del Mese" di dicembre grazie ai tanti gol messi a segno nell'ultima trentina del 2018. Che tipo di rapporto hai con il gol?

"Mi è sempre piaciuto definirmi un attaccante "generoso", uno di quelli che gioca prevalentemente per la squadra. Questo mi porta a spendere molte energie al di fuori dell'area di rigore con la conseguenza che poi, nel momento decisivo, magari mi ritrovo ad essere un po' più stanco e impreciso. Detto questo, dicembre è stato un mese in cui sono riuscito ad andare a segno con continuità e sono contento anche di essere riuscito a vincere questo premio. Devo condividerlo con la squadra, che mi ha messo nelle condizioni di segnare così tanto, e sono convinto che da qui alla fine se la squadra mi supporterà come ha fatto fino adesso potranno arrivare ancora tanti alti gol importanti".

- Un risultato importante anche per lo Stresa che non otteneva questo riconoscimento dai tempi di Faraci, che aveva primeggiato nella prima edizione del "Bomber del Mese": un modo come un altro di entrare nella storia della società.

"Mi fa molto piacere perché lo Stresa in agosto ha creduto fortemente in me ed io in qualche modo ho voglia di ripagare questa grande fiducia dimostrata dalla società nei miei confronti. Anche per questo spero che le cose da qui alla fine migliorino e vadano come la società si merita che vadano, a noi giocatori non è mai mancato niente e a Stresa stiamo bene ed è quindi giusto che proviamo a dare qualche cosa di nostro".

- Hai vissuto un dicembre particolarmente importante a livello personale e dal punto di vista realizzativo anche se, proprio in questo periodo, la squadra ha perso per strada quei punti fondamentali che ora servirebbero come il pane per migliorare una classifica asfittica. Senti che i tuoi gol possono essere trainanti per la salvezza della squadra?

"E' una responsabilità che sento molto perché lo Stresa ha puntato su di me come punta di riferimento ed è quindi normale che da me si aspetti dei gol. Io mi sento importante per questo gruppo, mi sento pienamente coinvolto in questa stagione e sono molto fiducioso che anche attraverso le mie reti le cose possano migliorare".

- In estate non hai avuto difficoltà a rispondere presente alla chiamata dello Stresa nonostante arrivassi in una piazza che la Serie D non l'aveva mai affrontata: cosa ha significato per te intraprendere quest'avventura?

"Fin dal primo contatto con la società non ci sono stati tanti dubbi perché lo Stresa mi ha fatto sentire da subito al centro di un progetto che puntava a mantenere la squadra in Serie D. Io arrivavo da un anno e mezzo tribolato, fatto di tanti problemi anche fisici, per cui avevo bisogno di una società che credesse in me e mi facesse sentire importante dal primo giorno. A Stresa è stato così ed è una scelta che non non ho mai rimpianto".

- Il campionato, come si prospettava alla vigilia, è risultato complicato per una realtà che a questi livelli non si era mai confrontata prima. Tu che invece hai qualche stagione di Serie D alle spalle quale credi che possa essere la strada giusta per arrivare alla salvezza?

"La strada deve passare necessariamente dal lavoro, dal continuare a restare sulla corda senza abbattersi quando le cose, come in questo momento, non vanno bene. Mancano ancora 13 partite che in Serie D sono tante e a Stresa c'è un bel gruppo, nato nella scorsa stagione quando hanno vinto il campionato, che è importante per raggiungere gli obiettivi. Anche la voglia non manca e credo che questa sia la base da cui partire per provare a salvarsi".

- Dopo la brutta prestazione con il Savona il presidente Pozzo, intervenendo a "Dilettanti per Dire", aveva tuonato contro la squadra richiamando all'ordine voi giocatori per chiedere prestazioni migliori: com'è stato vissuto richiamo all'interno dello spogliatoio?

"Personalmente penso che sia stato giusto l'intervento del presidente, che è una persona che crede fortemente in quello che fa: come dicevo prima la società non ci ha mai fatto mancare niente, tutti i mesi è sempre puntuale con le nostre spettanze e questo è qualcosa che non si trova ovunque. Lo Stresa merita che i proprio giocatori sudino la maglia tutte le domeniche, che siano meritevoli di indossare questi colori tutte le settimane; l'unica cosa che possiamo fare è di cercare di non sbagliare più atteggiamento da qui alla fine come probabilmente è successo a Savona, giocandoci fino all'ultimo tutte le nostre carte".

- Un passaggio fondamentale lo Stresa lo vivrà proprio nella prossima settimana quando la sfida esterna con la Pro Dronero e il recupero casalingo con il Borgaro diranno molto sulle possibilità di salvezza della squadra: come vi state avvicinando a queste gare e le sentite anche voi decisive?

"Sicuramente sì, sono due partite decisive perché giocheremo con l'ultima in classifica appena dietro e di noi e con quella che ci precede più da vicino. Sono le due squadre che, se ci vogliamo salvare, dobbiamo riuscire a metterci alle spalle e non sarà semplice; sappiamo dell'importanza delle due partite e non sarà facile perché veniamo da un momento negativo però c'è la volontà di rilanciarci e queste due partite sono fondamentali per il nostro cammino".

- Un cammino, quello dello Stresa, reso ancora più difficoltoso dal triplice cambio in panchina che ha un po' destabilizzato tutto l'ambiente. Voi giocatori avete risentito di questa precarietà della guida tecnica della squadra?

"Onestamente non molto, queste sono scelte della società che è stata brava a tenere al di fuori il gruppo dei giocatori da questi cambiamenti. Per la squadra credo che in fondo sia cambiato poco: ogni allenatore ha chiaramente il suo metodo di lavoro però tutti e tre hanno lavorato con un gruppo che ha sempre seguito il tecnico di turno quindi non credo che il cambio di guida tecnica abbia influito più di tanto su quella che è la classifica attuale".

- Uscendo per un momento dalla tua quotidianità stresiana e guardando al resto della tua carriera emerge il dato che la tua miglior stagione a livello realizzativo sia quella vissuta a Gozzano quando, in 28 presenze, hai messo a segno 8 gol. Pensi di aver un potenziale maggiore di reti nelle tue possibilità?

"Ritengo di sì. E' vero che Gozzano è stata la mia miglior stagione dal punto di vista dei gol, sono stato bene lì fin dal primo giorno giocando con continuità alla mia prima stagione in prima squadra e sono rimasto molto legato a quei colori. Negli anni successivi ho avuto diversi problemi che mi hanno frenato condizionandomi anche dal punto di vista realizzativo; sono ripartito in questa stagione dopo un biennio quasi da dimenticare e spero di riuscire a superare proprio qui a Stresa quella soglia di otto gol, puntando con decisione alla doppia cifra".

- Tu hai vissuto l'inizio del progetto-Gozzano, quando probabilmente nessuno si aspettava che la parabola della formazione cusiana potesse arrivare addirittura tra i professionisti sbarcando in Lega Pro. Tu che ricordi hai di quella stagione?

"Io arrivavo dal settore giovanile della Pro Vercelli, una società professionistica che faceva sentire professionisti anche i suoi ragazzi per cui quando sono arrivato a Gozzano, anche se era Serie D, non mi sono mai sentito un dilettante perché a Gozzano c'è un ambiente dove si lavora in un certo modo e con un'ottica diversa dalla classica società di Serie D. Personalmente mi immaginavo che prima o poi avrebbero compiuto questo salto, il direttore Casella è una persona molto capace e il suo lavoro è stato decisivo per portare la squadra e la società nei professionisti. Non mancava niente a Gozzano per affacciarsi al mondo del professionismo per cui sono contento che ci siano arrivati".

- E a livello personale quanta voglia c'è di provare a fare a tua volta il grande salto verso il professionismo dopo tanti anni di Serie D?

"E' la mia ambizione e lavoro tutti i giorni affinché questo diventi possibile. Devo migliorarmi molto ma cerco ogni anno di farlo sempre un po' di più, di salire sempre un gradino ulteriore con l'ottica di far sì che il calcio diventi il mio lavoro".

- Ti piacerebbe magari farlo tornando a giocare con la Pro Vercelli dove sei cresciuto o in fondo basta arrivarci e un posto vale l'altro?

"A Vercelli sono stato bene anche perché i quattro anni del settore giovanile sono coincisi anche con la scuola per cui mi sono rimaste tante amicizie in città, non solo nel mondo del calcio. Mi sono lasciato bene con la società proprio perché mi hanno dato la possibilità di cimentarmi con una realtà professionistica però la priorità è cercare di arrivare a giocare con i professionisti, se sarà a Vercelli o da un'altra parte sinceramente non importa".

- Classe '95, sei un attaccante ancora molto giovane che può ancora definire non del tutto conclusa la propria cresciuta a livello personale: c'è un giocatore nel calcio di vetrina che ti piace particolarmente o a cui ti ispiri perché lo vedi simile a te?

"Onestamente non c'è proprio un prototipo di attaccante a cui mi ispiro, un giocatore che mi piace più degli altri. A me piacciono le punte che sono in grado di fare reparto da solo, che alternano il lavoro per la squadra in profondità all'attacco della porta. In questo momento se dovessi dire un nome fare quello di Duvan Zapata, l'attaccante dell'Atalanta: secondo me si parla troppo poco di lui mentre credo che in Serie A non ce ne siano molti come lui". 

Carmine Calabrese

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