Esclusiva IamCalcio, Jacobelli: "Gozzano storico! Novara, rialzati"

Xavier Jacobelli per IamCalcio
Xavier Jacobelli per IamCalcio

A margine dell'evento organizzato da Astra SpA con la partecipazione della Juventus Women, abbiamo intervistato in esclusiva il direttore di Tuttosport e grande firma del giornalismo sportivo italiano Xavier Jacobelli, vincitore della prima edizione del trofeo "Astra per lo sport".

- Direttore Jacobelli, il premio "Astra per lo Sport" che riceve oggi (ieri sera, n.d.r.) è l'ennesimo di una carriera piena di riconoscimenti, con premi come "Miglior giornalista sportivo dell'anno" nel 2010 o "Miglior direttore di testata sportiva" del 2014. Ci si abitua mai all'affetto e alla considerazione della gente e degli addetti ai lavori?

"Penso che sia la cosa più importante, soprattutto per chi dirige un giornale di carta ed un sito web. E' fondamentale il rapporto che si instaura coi lettori e con gli utenti del sito. La multimedialità consente di avere un contatto diretto tramite i social con chi ogni giorno va poi in edicola ad acquistare il giornale".

- Nel 2005 ha visto nascere il QS, poi inglobato in QN per poi cominciare l'avventura web all'interno dello stesso gruppo con Quotidiano.net, portato fra l'altro fra i primi siti italiani per utenti unici in pochi anni. Da posizione interessata le chiedo come valuta le potenzialità del web e del giornalismo digital nel prossimo futuro: la rete può sposarsi col buon giornalismo?

"Assolutamente sì. Ne sono convinto e ho lavorato per anni sulla piattaforma web raccogliendo risultati soddisfacenti".

- Nel 1998 è diventato il più giovane direttore di un quotidiano nazionale, Tuttosport, giornale che è tornato a dirigere praticamente da un anno. Che ricordi ha di quei giorni? Sentiva il peso della responsabilità, con che spirito ha preso il timone di un giornale storico come quello torinese?

"Intanto diciamo che a 38 anni sentirsi proporre da un editore di diventare direttore di un quotidiano così importante... Tuttosport  è un quotidiano torinese, piemontese e nazionale. Fondato il 30 luglio 1945 da Renato Casalbore, grande giornalista salernitano purtroppo scomparso col Grande Torino il 4 maggio del '49 a Superga. E' quindi un giornale che appartiene alla storia del giornalismo e dell'informazione del nostro Paese. Diciamo che ci fu una beata incoscienza ed una grande voglia di mettersi alla prova. I risultati furono considerevoli: all'inizio della mia direzione trovai un giornale che vendeva 75.000 copie e dopo 4 anni e mezzo lo lasciai a 149.000 copie diffuse. Era ovviamente un'altra epoca storica, non c'era il web, non c'erano i social, internet e gli smartphone però certamente quella è stata una grande avventura che ha consentito di ottenere dei risultati grazie al gioco di squadra. Il direttore è come l'allenatore di una squadra di calcio: se non hai dei buoni giocatori, non vai da nessuna parte".

- Martedì abbiamo assistito alla caduta della Juventus in Europa. Squadra senza pari in Italia, ma non in grado di primeggiare all'estero nonostante gli ottimi risultati degli ultimi anni testimoniati dal Ranking Uefa. Questione di approccio, di mancanza di qualità in qualche ruolo o frutto magari del troppo tatticismo del nostro calcio, dove spesso si pensa tanto ma si finisce per correre troppo poco?

"Intanto credo sia necessario per prima cosa sottolineare i meriti dell'Ajax che in ordine cronologico prima della Juventus aveva eliminato il Bayern ed il Real Madrid, peraltro al "Bernabeu". E' quindi assodato che il campo nell'arco della gara di andata e ritorno ha stabilito che l'Ajax fosse più forte della Juventus e mi sono piaciute molto le parole del presidente Andrea Agnelli dopo la partita perché cavallerescamente, come va fatto in questi casi, ha riconosciuto la superiorità degli avversari. Ne parlavo l'altro giorno con Carlo Ancelotti che in materia è un'autorità avendo vinto tre volte la Coppa dei Campioni da allenatore ed il tecnico mi diceva che bisogna arrivare in forma al momento giusto in Champions perché il minimo errore non ti viene perdonato, tanto è vero che la Juventus dopo aver incassato il gol nato da una circostanza casuale si è disunita di fronte ad una squadra che dal punto di vista atletico sta benissimo. Il Tottenham è stata un'altra sorpresa. Spesso succede che in Champions ci sia una sorpresa, a volte anche due come in questo caso. La Juventus a mio avviso ha pagato lo scarso stato di forma di parecchi giocatori, su tutti Dybala. Io credo che Cristiano Ronaldo, Szczesny ed Emre Can siano stati i migliori con l'Ajax, ma gli altri non hanno corrisposto alle aspettative non giocando al loro livello. Detto questo io credo che smaltita  la delusione  - e ci vorrà un po' di tempo - non bisogna commettere l'errore di affermare che sia una stagione fallimentare perché stiamo parlando di una squadra che probabilmente festeggerà sabato il suo ottavo scudetto consecutivo, e che se no lo farà sabato lo farà nel turno successivo. Una squadra che ha vinto la Supercoppa e che nelle 4 passate edizioni di Champions ha disputato due finali, con la quale Allegri vincerà il suo quinto scudetto consecutivo. Ci può stare la delusione cocente per milioni di tifosi, ma deve anche esserci lo stimolo per ricominciare".

- Lei è bergamasco. Come giudica la crescita esponenziale della squadra e della società Atalanta negli ultimi anni? Per gli orobici il sogno Champions è fattibile? In caso di quarto posto, pensa che la società alzerà ulteriormente l'asticella degli investimenti, dopo il colpo record di Zapata un anno fa?

"24 milioni di euro di cui 12 milioni pagati subito alla Samp e gli altri dodici nei successivi 2 anni. Proprio oggi si è tenuta a Zingonia la riunione del Cda dell'Atalanta che ha certificato un fatturato record di 184 milioni di euro ed un utile record di 27 milioni di euro dell'ultimo bilancio. Che cosa vuol dire questo?  Vuol dire che la programmazione paga. Parliamo di una società che appartiene ad Antonio Percassi, presidente di una multinazionale che fattura oltre 900 milioni di euro all'anno, presente in 17 paesi e che dà lavoro a circa 9.000 persone. E' un signore che non ama i riflettori della ribalta, di cui si parla poco ma ha una peculiarità: è l'unico personaggio del mondo del calcio che per due volte ha acquistato la società nella quale ha giocato, è stato stopper dell'Atalanta negli anni '70-'80 prima che un infortunio portasse al termine della sua carriera. Il fatto stesso che oggi sia stata anticipata l'inaugurazione della nuova  ala del settore giovanile a Zingonia, centro sportivo modello, dimostra come investire sui giovani, programmare ed avere la fortuna di trovare un allenatore come Giampiero Gasperini che ha fatto un quarto, un settimo posto ed ora è in lizza per andare in Champions ed in finale di Coppa Italia vuol dire avere una grande opportunità. Lunedì scorso Gasperini ha lanciato nella mischia Roberto Piccoli, nato a Bergamo il 28 gennaio del 2001. Un ragazzino che viene dopo Kulusevski, Caldara, Conti, Kessie e tanti altri. Questo è indice di una filosofia di base che predilige l'investimento nel settore giovanile. Bisogna avere ovviamente la forza e la pazienza di aspettare i giovani, di metabolizzare i loro eventuali cali di rendimento, con l'esempio eclatante di Barrow che fu decisivo l'anno scorso nella fase finale del campionato segnando i gol che portarono l'Atalanta ai preliminari di Europa League mentre quest'anno non ingrana anche perché Zapata vive la sua stagione più importante. Però certamente l'Atalanta è un modello per il calcio italiano e dimostra che si possono avere programmazione e risultati con una proprietà molto solida e lungimirante".

- La nostra redazione segue da vicino le vicende di Novara e Gozzano, club professionistici della nostra terra. Da direttore di un quotidiano piemontese, segue le vicende delle nostre formazioni? Il Novara pare aver perso da anni il suo "magic touch", il Gozzano ha conquistato una storica salvezza fra i professionisti.

"Seguiamo tutti i giorni le attività della Serie C piemontese, mai così ricca di formazioni della nostra regione fra l'altro. Abbiamo un'edizione regionale che ogni giorno dedica ampio spazio a Novara, Pro Vercelli, Gozzano, anche al Cuneo nonostante la stagione disgraziata. Credo che da un lato il Gozzano sia un esempio straordinario che conferma la bellezza del calcio con questa squadra che si affaccia per la prima volta fra i professionisti e conquista la salvezza. Dall'altro mi auguro che il Novara torni ad essere il Novara che abbiamo ammirato in Serie A. E' una società con un centro sportivo di prim'ordine, con una società ambiziosa e che ha tutto quel che serve per tornare a fare risultato sul campo".

Ringraziamo il direttore per la disponibilità, la cortesia e l'umiltà tipica dei grandi che ci ha testimoniato nella serata di ieri. E ci complimentiamo ovviamente per il meritato riconoscimento ricevuto.

Stefano Calabrese