Simone Negrello, il "Bomber del Mese" con i 200 gol nel mirino

Negrello premiato a La mia Hosteria
Negrello premiato a La mia Hosteria

Un successo meritato all'interno di una stagione magica, che migliore probabilmente non avrebbe potuto essere. Il "Bomber del Mese La Mia Hosteria" di marzo, Simone Negrello, ha avuto tutto dall'annata 2018-19: il trionfo con una nuova squadra, il Bulé Bellinzago, che ha contribuito alla sua rinascita personale già andata in scena a Castelletto Ticino, il titolo di capocannoniere in una stagione da quasi 30 reti (27 per la precisione) senza neanche giocare tutte le partite di campionato e infine il Bomber del Mese a lungo inseguito e mai fin qui conquistato. Chiedere di più a livello calcistico sarebbe difficile, forse sotto alcuni aspetti anche ingiusto: "E' una bella soddisfazione personale aver raggiunto finalmente il Bomber del Mese. E mi fa ancor più piacere averlo fatto in un mese che è stato decisivo per conquistare la vittoria del campionato, in cui sono riuscito a segnare otto reti, gli ultimi tre nella vittoria con il Momo che ci ha permesso di vincere matematicamente e festeggiare il salto in Promozione. E' stata un'annata in cui ho fatto bene a livello personale ma devo dire grazie a miei compagni, che mi hanno supportato affinché segnassi così tanto per tutto l'arco del campionato. E visto che siamo in vena di ringraziamenti, non posso non spendere una parola per mister Colombo e per Monzani, che mi ha dato la possibilità di stare così bene fisicamente: grande merito va sicuramente a lui se il Bulé Bellinzago è arrivato fino alla fine in condizioni così brillanti".

- Nessuno a Bellinzago si nascondeva in questa stagione perché la società ha sempre avuto grandissimi ambizioni, siete partiti da favoriti in questo campionato ma vincere non è mai facile nonostante sulla carta foste una corazzata: qual è stata secondo te la vostra forza?

"E' vero che ad inizio stagione eravamo dati per favoriti però non con questo margine, c'erano anche altre squadre che partivano per vincere il campionato e quello che da fuori si dice, cioè che fosse scontato che avremmo vinto noi, ad inizio campionato non era poi così. Abbiamo fatto sul campo qualcosa di importante e credo che uno dei segreti che ci ha portati a vincere il campionato con questa superiorità è stato il fatto di non mollare mai mentalmente, non solo nelle partite ma anche in settimana negli allenamenti, vissuti sempre a grande intensità e con la testa giusta. I campionati non si vincono solo conquistando gli scontri diretti ma anche non perdendo punti nelle partite sulla carta più scontate e noi questo non l'abbiamo mai fatto, abbiamo sempre avuto continuità nel tempo".

- In estate hai scelto di scendere per la prima volta in Prima categoria a seguito della grossa delusione patita a Castelletto Ticino: non hai mai avuto dubbi di intraprendere quello che per molti avrebbe potuto essere un passo indietro?

"La sparizione della Castellettese è stata una grossa delusione per tutte le persone che facevano parte di quel gruppo, fino all'ultimo abbiamo sperato che qualcosa succedesse per poter continuare quella che è stata un'annata importante e che ci rendeva consapevoli che sarebbero bastati due o tre ritocchi per poter ambire a giocarsi quest'anno il campionato di Promozione. Dopo una stagione così importante non era nei miei pensieri scendere di categoria anche perché avevo avuto delle richieste in Promozione, però quando ho parlato con la dirigenza a Bellinzago mi hanno subito sorpreso il progetto e le parole del presidente, ho ricavato immediatamente una buona impressione da mister Colombo e mi è sembrato tutto giusto. Non volevo scendere di categoria ma nella testa mi risuonava la sensazione che fosse la scelta giusta per me, sarei stato vicino a casa e quindi ho deciso di intraprendere questa avventura con la consapevolezza che se non fossi sceso con la testa giusta avrei fatto fatica. Mi sono guardato dentro e alla fine posso dire di essere contento di aver azzeccato la scelta". 

- Tornato in Promozione vincendo sul campo, è già ora di pensare ai progetti futuri. Il Bulé Bellinzago non ha mai fatto mistero di non voler essere una comparsa nel prossimo campionato nella nuova categoria: Negrello proseguirà la sua strada con i colori gialloblu?

"Non ho ancora parlato con la società, ho parlato solo con il mister a fine stagione, ma penso che sia da parte mia che da parte della società ci sia voglia di continuare questo rapporto. Non vedo problemi a continuare insieme, si tratta solamente di parlarsi e di trovare un accordo. Per quel che mi riguarda voglio continuare a fare bene quello che so fare in campo e sono fiducioso che la società allestirà una squadra che possa competere per vincere il campionato o almeno che si giochi le sue carte per stare nei piani alti della classifica".

- Da giovanissimo hai avuto a che fare con settori giovanili importanti come quelli di Inter e Torino, realtà che poco hanno da spartire con il nostro calcio dilettantistico: che ricordo hai di quelle esperienze?

"Sicuramente sono state esperienze bellissime che mi hanno segnato. Avevo 15 anni quando Boldini mi ha portato in prima squadra ad Oleggio e, all'esordio, ho fatto subito gol; da lì sono riuscito ad avere una continuità importante e a fine stagione sono arrivate chiamate da squadre blasonate come Inter e Sampdoria. Sono riuscito a firmare per i nerazzurri e l'anno dopo sono passato al Torino: sono state stagioni molto positive, che porto nel cuore, e nonostante chiunque approdi in questo tipo di realtà culli il sogno di rimanere tra i professionisti non ho rimpianti per come è andata per penso di aver dato tutto quello che potevo dare".

- Dopo questi inizi di livello hai continuato la tua carriera tra Eccellenza e Promozione, sfiorando la Serie D solamente per un anno a Tortona con il Derthona. Hai detto di non aver rimpianti per come è andata nel calcio professionistico ma forse si sarebbe potuto vivere più pienamente la Serie D?

"Se devo trovare una pecca nella mia carriera, l'unica credo sia legata solamente alla stagione con il Derthona. Arrivavo dalla Primavera del Torino, ero giovane e a Tortona avevo la possibilità di giocare titolare da giovane. Purtroppo in quella stagione con il mio procuratore di allora pensavamo di riuscire a strappare un contratto in terza serie e abbiamo aspettato fino all'ultimo rifiutando proposte di Serie D che sicuramente avrebbero puntato sulla punta giovane, un giocatore con il mio profilo. Alla fine mi sono trovato ad andare a luglio in una squadra già formata, dove i giovani erano stati già scelti e quindi a partire in seconda linea, dovendo competere con i "vecchi" per un posto in squadra, con la conseguenza di avere meno spazio per giocare. A fine anno a Tortona mi avrebbero confermato ma in quell'estate è arrivato un giocatore come Lulù Oliveira che mi chiudeva ulteriormente spazio, ho optato per la discesa in Eccellenza con la speranza di tornare in Serie D vincendo il campionato ma così non è stato: l'ho sfiorata più volte con la Pombiese di Arrondini e con il Borgopal di Bonan, poi la mia carriera si è stabilizzata in queste categorie".

- Classe '87, sei arrivato in un momento in cui è già possibile guardarsi dietro le spalle pur avendo ancora della strada davanti ai piedi da percorrere. Pensi di aver raggiunto, in questo momento, la piena maturità come calciatore?

"In questo momento mi sento bene sia mentalmente che fisicamente. Dopo aver avuto tante esperienze calcistiche mi sento di poter dare un contributo anche a livello di spogliatoio, stando vicino ai ragazzi più giovani e dicendo una parola nei momenti di difficoltà. Sinceramente al passato non guardo ancora, sento che posso ancora dare alla mia carriera e quindi sono proiettato più al futuro che a guardarmi dietro le spalle".

- Nella tua carriera non sono mancati i momenti difficili. Hai vissuto un biennio, tra Stresa e Varallo e Pombia, in cui anche complice un grave infortunio hai faticato molto a vedere la porta. In tanti in quegli anni dicevano che Negrello aveva imboccato il viale del tramonto: come si esce da periodi così?

"Quando sono approdato a Stresa arrivavo da un buonissimo anno con la maglia dell'Oleggio, in cui avevo segnato 19 gol perdendo solamente ai playoff; è stato un peccato perché ero partito bene facendo due gol nelle prime tre giornate ma poi mi sono rotto il crociato perdendo praticamente tutta la stagione. Ho avuto la fortuna di ripartire dall'Eccellenza nella stagione successiva, con Ferrero al Varallo e Pombia, ma sentivo che non ero a posto fisicamente e ho fatto molta fatica; l'anno dopo ero così voglioso di rimettermi in gioco e ho accettato Romentino con l'idea di vincere il campionato di Promozione ma è stata una brutta annata, una delle peggiori che mi ricordi. Io stesso in quei momenti ho pensato che avrei potuto essere alla fine, che forse era arrivato il momento di smettere, perché le cose non andavano bene e mi era passata la voglia di continuare. Lì devo ringraziare Pino Gallo e Forzatti, che mi hanno voluto fortemente a Castelletto Ticino nonostante io gli avessi detto che volevo prendermi una stagione di pausa e da lì sono rinato soprattutto mentalmente, riuscendo tornare ai miei livelli. Quest'anno mi sento fisicamente meglio di quattro o cinque anni fa, prima di rompermi il crociato, e questo mi rende particolarmente felice e grato a tutto l'ambiente della Castellettese, che mi ha rimesso su un campo di calcio, oltre al Bellinzago che mi ha permesso di vivere una stagione speciale come quella appena conclusa".

- Hai citato l'Oleggio, con il quale continui a mantenere una sorta di cordone ombelicale. Tu sei nato nel settore giovanile "orange" e hai vissuto esperienze importanti con quella maglia: quest'anno l'Oleggio è tornato in Eccellenza, ti senti di condividere con Iamcalcio un augurio e un ricordo dei tanti anni passati ad Oleggio?

"Gli anni che ho vissuto ad Oleggio sono anni che porterò sempre con me, ho tuttora un bellissimo rapporto con il presidente e tutta la dirigenza la considero come una famiglia. E' stata la squadra che mi ha permesso di sbocciare, di crescere, che mi ha dato fiducia quando avevo solo 15-16 anni facendomi giocare in prima squadra. Per me Oleggio è un periodo di ricordi fondamentali per la mia carriera, si meritava dopo tanti anni di tornare in Eccellenza e auguro loro di vivere una grande stagione anche nella nuova categoria. Tornare lì per chiudere la carriera? Ora come ora sto benissimo a Bellinzago e spero di continuare ancora tanti anni qui anche se mi porto dentro il fatto che, quando quattro anni fa si è festeggiato il centenario dell'Oleggio, ho scoperto di essere l'attaccante della storia oleggese che ha fatto più gol con quella maglia: sono a 79 gol e sarebbe bello chiudere a 100 gol con la maglia dell'Oleggio. Ma ora non ci penso, sto benissimo a Bellinzago e vorrei continuare a togliermi tante soddisfazioni con quella che è la maglia del mio paese".

- I gol sono il tuo mantra soprattutto in questa stagione che ti ha permesso di superare le 150 reti in carriera: è presto però per fermarsi, l'obiettivo 200 è già nel mirino?

"Ovviamente sì, anche se pensarci ora è prematuro. Devo fare bene il prossimo anno, spero qui a Bellinzago, per continuare a rincorrere quell'obiettivo. Non sarà semplice continuare a segnare con questi ritmi ma spero di raggiungere quota 200 il prima possibile, sarebbe un'altra grande soddisfazione".

- Tutti i calciatori hanno un allenatore che ha segnato in modo decisivo la propria crescita. Qual è quello di Negrello?

"Ho avuto la fortuna di avere grandissimo allenatori e tutti, in qualche modo, mi hanno dato qualcosa per crescere. Da Boldini che mi ha fatto esordire credendo nelle mie qualità fino a Ferrero, che mi ha fatto fare un salto di qualità soprattutto a livello mentale. Ma non possono non citare Arrondini, che mi ha voluto il primo anno in Eccellenza, e Bonan che mi ha fatto migliorare tante piccole cose lavorando sui particolari oltre a Forzatti, che mi ha dato una nuova vita calcistica quando per tutti avevo ormai dato il meglio. Ne ho citati molti ma l'ultima parola la dedico a Diego Colombo, uno dei mister più bravi e preparati che ho incontrato nella mia carriera: è giovane, ha tempo di crescere ancora e gli auguro di vivere tante stagioni nelle categorie che più gli competono".

- Hai parlato di molti allenatori ma per un attaccante ricoprono un'importanza fondamentale anche i partner d'attacco con cui ci si trova a giocare: chi sono quelli con cui Negrello si è trovato meglio, che lo hanno aiutato a segnare tanti degli oltre 150 gol segnati in carriera?

"Per un fatto extracalcistico in cui entra in ballo anche all'amicizia, un giocatore con cui sono molto legato è Ricky Poi con il quale mi sono trovato veramente bene da compagno di squadra anche se forse faceva più gol lui di quanto ne riuscivo a segnare io. Come partner d'attacco però penso di aver dato il meglio con giocatori come Giordano Bisesi, Domenico Marra e Valerio Petrone. Questi mi hanno dato veramente tanto supportandomi a livello di gioco d'attacco e, come nel caso di Petrone, mi stanno dando ancora tanto. Però ci sono tanti altri grandi attaccanti con cui ho avuto la fortuna di giocare, dandomi la possibilità di esprimermi al meglio, come ad esempio Mario Blanda che di gol me ne ha fatti fare davvero tanti. Anzi quell'anno lì, con Paliotta sull'altro lato dell'attacco, penso che sia stato il tridente più completo con cui abbia mai giocato".

- In chiusura, a chi vanno i ringraziamenti per un'annata fantastica in cui Negrello ha vinto tutto ritornando nel gotha dei grandi attaccanti delle nostre categorie?

"Penso che i ringraziamenti più sentiti vadano a Colombo e Monzani, che mi hanno permesso di stare così bene a livello personale sia nella testa che nel fisico. Persone in particolare però non ci sono, tutta la società ci è venuta sempre incontro, e non parlo solo per me ma per tutta la squadra, nelle esigenze che potevamo avere dimostrando di essere sempre presenti. Raramente nella mia carriera calcistica ho trovato un'atmosfera così positiva in tutto l'ambiente e questo credo sia stato alla base delle nostre vittorie di quest'anno".

Carmine Calabrese

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