Lionello è il nuovo Ds dell'Arona: "Occasione da non lasciar andare"

Alessandro Lionello
Alessandro Lionello

Chiudere la carriera da calciatore per ritrovarsi poi, dopo pochi giorni, subito dall'altra parte della barricata con un ruolo di prestigio in una delle compagini di maggiori tradizioni non è poi così usuale nel calcio dilettantistico. Ad Alessandro Lionello è successo: fino a poche settimane fa Lionello era in campo con la casacca del Dormelletto contribuendo a salvare la squadra ai playout, ora è stato insignito del ruolo di direttore sportivo dell'Arona, investito del compito di ricostruire nel vero senso della parola una squadra che, scesa dall'Eccellenza, ha la necessità di ben figurare nel prossimo campionato di Promozione.

- Alessandro, riparti quest'anno con un'avventura tutta nuova come direttore sportivo dell'Arona dopo aver abbandonato il campo da poche settimane. Come nasce questa voglia di cimentarsi in questo ruolo e come mai proprio nella società lacuale?

"Già l'anno scorso c'era l'idea di appendere gli scarpini al chiodo perché l'età anagrafica avanza e comincia a diventare importante, così come gli acciacchi; poi si è presentata l'occasione di Dormelletto a cui non ho potuto dire di no ma quest'anno, a 37 anni, ho deciso di fare questo passo. Avevo appena deciso di lasciare che, tramite Antonio Notte, mi si è aperta la possibilità di intraprendere questa strada ad Arona e siccome non è facile trovare subito un'occasione del genere in una società blasonata che ha sempre fatto categorie importanti ho deciso di prenderla al volo. Sarà un'annata fondamentale perché cadrà il centenario della società e il primo passo è stato quello di scegliere il tecnico giusto: Fanelli l'ho avuto nell'ultima stagione a Dormelletto, lo considero un ottimo allenatore e la salvezza arrivata al termine della scorsa stagione lo dimostra. Più in generale, sono felice delle scelte fatte nell'ultimo periodo".

- Nella scorsa stagione a Dormelletto si è creato un sodalizio sportivo importante con Fanelli, lui stesso ti cita come uno dei giocatori-cardine su cui aveva impostato la sua squadra: che tipo di allenatore è il prossimo tecnico dell'Arona e che cosa chiederà a lui la società?

"Ho trovato subito feeling con il mister nel nostro rapporto allenatore-giocatore, il suo arrivo a Dormelletto ha portato immediatamente novità dal punto di vista tattico e organizzativo che era quello che mancava nella squadra; rigore, regole ferree che andavano rispettate per prendere in mano un gruppo che andava troppo per la sua strada. Come allenatore è sanguigno, si scalda molto durante le partite e nei post gara, però questo trasmette alla squadra quella carica positiva per poter affrontare le partite alla domenica: durante la settimana lavora molto, conosce il calcio e studia bene gli avversari preparando molto bene le partite. Agli occhi esterni può risultare a volte antipatico proprio per queste sue caratteristiche, io in passato ho avuto un altro allenatore così come Lucio Brando, però è in grado di creare un gruppo di persone e farla diventare squadra. Ad Arona c'era bisogno di questo, cambiando tanto bisogna ricreare uno spogliatoio e partire da un tecnico che abbia questi valori è fondamentale".

- Quale sarà il ruolo dell'Arona del prossimo campionato? La piazza non può permettersi di vivacchiare in Promozione, gli obiettivi in vista del Centenario danno tutta l'idea di essere importanti.

"Il fatto di cambiare il 95 per cento della squadra inizialmente non aiuterà, il nuovo gruppo dovrà ritrovare dei meccanismi anche tattici che non sono scontati. E' ovvio che l'Arona non può porsi come obiettivo la salvezza, dobbiamo cercare di partire nel migliore dei modi perché gli inizi di stagione sono importanti, ti danno quella spinta che serve per accumulare un po' di margine nel momento in cui arriveranno i momenti di flessione. Credo che stare nella parte sinistra della classifica per l'Arona sia il minimo: la Promozione negli ultimi anni, rispetto anche all'Eccellenza, è diventata molto più agguerrita e competitiva quindi rimanere tra le prime cinque o sei per puntare ai playoff dovrà essere il nostro bersaglio. L'unica cosa che la società ci ha chiesto, a me e al mister, per questa stagione è di divertirsi: l'Arona viene da una annata tribolata dove oltre ad una retrocessione amara ci sono stati problemi interni quindi si è voluto cambiare pagina per provare a dare ai tanti tifosi delle domeniche diverse".

- Come direttore sportivo sarai al centro delle trattative di mercato aronesi: come si sta muovendo la società per la prossima stagione?

"E' una sfida ricostruire una squadra quasi da zero e anche una responsabilità. Per fortuna sarà coadiuvato dall'esperienza quasi decennale di Notte ed insieme stiamo cercando di allestire una squadra che possa ben figurare per la prossima stagione. Il primo passo sarà quello di accontentare il mister portando da Dormelletto quegli elementi che rispecchiano il profilo che lui ricerca: Giani, Coscia e Motta sono giocatori che possono fare bene anche ad Arona e con loro siamo a buon punto. Per quanto riguarda i giovani, la società vuole giustamente puntare sui prodotti del proprio settore giovanile per valorizzarli ma non chiudiamo la porta a qualche ragazzo che potrebbe arrivare da qualche "cantera" importante e con il quale stiamo parlando proprio in questi giorni. L'idea è quella di giocare con il portiere giovane, vedremo cosa propone il mercato perché qualche idea ce l'abbiamo, ma non escludiamo di creare un ballottaggio anche con un "vecchio" di ottima affidabilità come potrebbe essere Sivero. In più c'è Vergadoro, un giocatore su cui stiamo puntando molto e che ad Arona ha già fatto bene, e come lui puntiamo altri giocatori di categoria superiore che magari vengono da un'annata in chiaroscuro e che proprio ad Arona potrebbero rilanciarsi".

- Tu hai vissuto il calcio in piazze importanti come Verbania, Baveno e Stresa, solo per citarne alcune, vincendo anche spesso e volentieri. Cosa serve in questo momento ad Arona per vivere una stagione vincente?

"Prima di tutto bisogna ritrovare l'entusiasmo. E poi serve necessariamente la chiarezza, con i giocatori, con lo staff e con l'ambiente: io sono stato in piazze in cui sono riuscito anche a vincere ma in cui mancava in maniera evidente la chiarezza; però annate come quella di Stresa, in cui è stato tutto perfetto e in cui siamo riusciti a vincere nonostante non fossimo la squadra migliore del campionato, mi hanno fatto capire che quando la società funziona mette tutti nelle condizioni di poter dare il massimo. La società deve dare tranquillità ai giocatori perché così questi si sentono molto più responsabilizzati senza avere alibi e devono pensare solo a giocare: secondo me queste sono le basi poi è chiaro che influisce anche la scelta dei giocatori, che la fortuna è una componente importante di una stagione e la scelta del tecnico è fondamentale".

- Voglio chiudere con una domanda sul tuo nuovo ruolo: tanti calciatori quando smettono di giocare pensano non tanto ad un ruolo dirigenziale come il direttore sportivo ma a restare quanto più possibile vicino al campo, magari prendendo il patentino di allenatore o riciclandosi come preparatori, per continuare a respirare lo spogliatoio. Tu hai fatto una scelta diversa, non hai paura che il campo ti possa mancare?

"Partiamo dal presupposto che il campo sicuramente mi mancherà, ma per quello non c'è soluzione. A chi piace giocare a pallone non poter più scendere sul terreno di gioco è un passaggio difficile ma che tutti prima o poi devono vivere. Non escludo in futuro di poter allenare e l'idea c'è anche stata negli scorsi mesi, ma ho avuto veramente pochissimo tempo per pensare a cosa fare una svolta smesso con il calcio attivo. Questa occasione mi è capitata e l'ho presa al volo, certi treni non passano tutti i giorni e ho deciso di salirci nonostante avessi avuto richieste per continuare a giocare o per allenare in un settore giovanile. Questa di Arona era però una grande occasione anche se forse la più rischiosa perché non ho esperienza nel campo: cercherò di farmela in fretta ma so che molto dipenderà da come andrà la prossima stagione. Il fatto di aver smesso da pochissimo dal mio punto di vista mi dà qualcosa in più perché so di cosa ha bisogno un giocatore oggi giorno, so come ragiona un ragazzo che gioca perché ho ricoperto quel ruolo fino all'altro giorno".

Carmine Calabrese

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