Parla Primatesta: "Futuro? Vedremo se Massoni saprà convincermi" - I AM CALCIO NOVARA

Parla Primatesta: "Futuro? Vedremo se Massoni saprà convincermi"

Il trofeo di aprile a Primatesta
Il trofeo di aprile a Primatesta

E' stata una stagione fantastica per Matteo Primatesta, ultimo vincitore stagionale del "Bomber del Mese La Mia Hosteria" conquistato con un mese di aprile da applausi: la vittoria nel girone A di Seconda categoria del suo Virtus Villadossola, che è valso agli ossolani il salto diretto in Prima a completamento di una doppia promozione che in due stagione ha riportato i virtussini a scalare i ranghi dalla Terza, è stata condita dal successo nella classifica dei cannonieri in una stagione che per il bomber ossolano è stata prolifica come non mai (36 reti, record stagionale per Primatesta). A tutto questo si unisce la finale di Coppa Piemonte Seconda e Terza categoria che il Virtus Villa contenderà domenica al Villarbasse a Casale Monferrato dopo aver vinto il raggruppamento del Vco della stessa competizione e che potrebbe rappresentare la ciliegina sulla torta. Difficile chiedere di più...

- Matteo, ci ritroviamo qui esattamente un anno dopo per consegnarti un altro "Bomber del Mese" al termine dell'ennesima stagione vincente a livello personale e di squadra: solo sensazioni positive...

"Vincere questo premio legato ai gol per me ogni volta è un'emozione. Fino all'anno scorso di questi tempi ancora non l'avevo vinto e mi spiaceva molto; poi è arrivato e pensavo di essere in pace con me stesso anche se nel corso della stagione ci siamo incontrati varie volte, l'ultima poco prima della fine del mese scorso, e ti avevo sottolineato quanto mi rodesse avere perso il trofeo di marzo per pochi punti. Questo vuol dire che ci tenevo ancora a vincerlo e quando ho saputo di aver primeggiato ad aprile sono stato felicissimo perché va a coronare la mia miglior stagione a livello realizzativo ma, in generale, un'annata super a livello personale e di squadra".

- Come l'anno scorso hai vissuto una finale di stagione che ha qualcosa di magico perché quando gli altri tirano un pochino il fiato sai tirare fuori dal cilindro il rush che ti permette di essere ancora più incisivo quando conta. Una casualità o c'è una spiegazione a questi tuoi finali al fulmicotone?

"Non credo ci sia una spiegazione scientifica a tutto ciò. Quello che posso dire è che, arrivato alla mia età, ho ancora la fortuna di affrontare ogni singolo allenamento al massimo delle mie possibilità e questo sicuramente mi aiuta a rimanere sul pezzo. Avere un allenatore come Massoni che lavora in una certa maniera durante l'anno e che, soprattutto, mi conosce benissimo mi consente di preservarmi al meglio per tutto l'arco della stagione; e poi c'è la voglia di vincere e di fare gol che, nonostante sono ormai arrivato ai 40, non mi passa mai. A fine primo tempo della gara con il Gaglianico di domenica, in vantaggio per 1-0, il nostro portiere Olmi mi ha visto in un angolo dello spogliatoio da solo a disperarmi per aver sbagliato un gol e mi ha detto di essere fuori di testa: io però sono così, in semifinale ho segnato e abbiamo vinto, ero contento ma sapevo che avrei potuto fare di più. Questo è lo stimolo per cercare di mettere sempre qualcosina per essere, nel mio piccolo, un po' meglio degli altri".

- Dopo aver vinto il campionato e aver reso vincente l'ennesima stagione, siete ancora in corsa per la finale di Coppa a livello regionale: un trofeo a cui tenete molto e che potrebbe essere il coronamento di due anni praticamente perfetti.

"Assolutamente sì. Ci manca la Coppa dell'anno scorso, ci siamo rimasti male quando siamo usciti perché ci siamo resi conto che era una vittoria alla nostra portata e, visto che in finale arrivò un Comignago incerottato, abbiamo capito di aver buttato via un'occasione; l'anno scorso tra l'altro eravamo in Terza categoria e un'eventuale vittoria avrebbe avuto ancora maggior eco. Quest'anno ci siamo un po' rifatti anche se qualche difficoltà l'abbiamo incontrata soprattutto nelle partite fuori casa, un po' perché la vittoria in campionato ci ha fatto un po' staccare la spina a livello di allenamenti: nei ritorni in casa nostra siamo sempre riusciti a tirare fuori prestazioni "da Villa" riuscendo a continuare il nostro cammino battendo con una discreta facilità avversari che all'andata si erano dimostrati ostici. Ci teniamo a questa finale, ci siamo arrivati e ora vogliamo vincerla".

- Volevo riportarti un passo indietro, a parlare di un campionato vinto ma non in maniera scontata: avete fatto fatica soprattutto all'inizio, poi nel girone di ritorno è stato un crescendo di prestazioni che vi hanno portato a primeggiare meritatamente con la vittoria all'ultima giornata nello scontro diretto con la Quaronese.

"Meritatamente direi di sì perché quando riesci a stare davanti a due avversari come Oleggio Castello e Quaronese che, al pari di noi se andiamo a prendere i numeri, hanno fatto un super campionato dall'inizio alla fine vuol dire che te lo sei meritato. All'inizio ci abbiamo messo del nostro per partire ad handicap ma siamo stati bravi a recuperare con un girone di ritorno strepitoso in cui abbiamo fatto due soli pareggi, uno dei quali proprio con l'Oleggio Castello in cui eravamo in vantaggio 4-1... Il campionato è stato molto combattuto e molto complicato, contando che pur vincendo tutte le partite del girone di ritorno tranne due siamo riusciti a vincere solamente all'ultima giornata vuol dire che le altre due squadre hanno fatto altrettanto un campionato di altissimo livello".

- La partita con la Quaronese era una gara da dentro o fuori, una di quelle partite che bisogna saper anche interpretare e vincere se si vogliono conquistare i campionati.

"Non solo bisogna saperle vincere, bisogna anche arrivare a giocarle e avere quel pizzico di fortuna che è importante nei testa a testa, visto che la Quaronese al 90' ha avuto anche la palla per pareggiarla quella partita. Nel girone d'andata negli scontri diretti abbiamo raccolto meno di quello che avremmo meritato proprio perché ci è mancato quella fortuna che invece è stata dalla nostra nel ritorno: ai nostri avversari va dato merito di essere riusciti a farci la guerra fino alla fine, poi questo Virtus Villa ha il merito forse di avere quei giocatori che gli altri non hanno e mi riferisco ai Calloni, ai Rota, ai Martinetti, ai Primatesta, che quando serve tirano fuori quel qualcosa in più che ti aiuta a vincere le partite".

- A livello personale puoi appuntarti al petto l'ennesimo vittoria nella classifica cannonieri del girone, perché ne hai vinte diverse nell'arco dell tua carriera. Però questa ha un sapore particolare perché l'hai vinta con percentuali bulgare, sfoderando un'annata incredibile condita da 36 gol che sono oltre il doppio di chi è arrivato al secondo posto. Se questi sono i risultati, a 40 anni non è ancora ora di smettere...

"E infatti di smettere non se ne parla, visto come sono andato questo e soprattutto come sono stato fisicamente. E' stata una stagione in cui tutto è girato bene a livello personale; di solito arrivano i periodi in cui una punta fatica a fare gol ma quest'anno non mi è capitato nonostante ci sia stato un periodo in cui avevo bisogno di ricaricare le pile. Ho segnato con regolarità, a tutte le avversarie del girone, e questo mi ha portato ad arrivare a questa quota che non avevo mai toccato. Per quanto riguarda il distacco dagli altri, la vedo più come una preoccupazione per chi è arrivato così lontano e mi fa fare una considerazione più generale: se ragazzi che hanno vent'anni o quasi meno di me arrivano così distanti in classifica cannonieri vuol dire che le generazioni che sono venute dopo si sono perse qualcosa".

- Senza nulla voler togliere alle coppie che negli anni sei riuscito a formare con i tuoi compagni, quest'anno in Calloni hai trovato un partner che da quando è arrivato ti ha permesso di creare un'intesa che ti ha portato sicuri benefici dal punto di vista dei gol perché vi trovavate quasi ad occhi chiusi.

"Stefano è stato il fiore all'occhiello della campagna acquisti di questa stagione insieme a Tettamanti e a Rota e ha portato giovamento non solo a me ma a tutta la squadra. Quando è arrivato Calloni il mio partner precedente, Bariletta, arrivava da un periodo in cui era scarico dal punto di vista mentale e fisico, un periodo sfortunato a livello realizzativo e io stesso so benissimo che quando una punta non segna tende ad abbattersi. L'inserimento di Calloni ci ha permesso di mettere sotto pressione le difese avversarie con un uomo in più di una certa caratura da dover controllare, non lo scopro certo io ma a livello tecnico Stefano in Seconda categoria è in grado di fare il bello e il cattivo tempo, pur non essendo più un giovanotto neanche lui. Sia io che lui siamo arrivati in una fase della nostra carriera in cui non è più solamente importante fare gol con quella fame che contraddistingue le punte giovani e questo ci ha permesso di convivere in maniera perfetta: a lui piaceva giocarmi accanto e sfornare assist a ripetizione e, anche se lui non lo dirà mai, qualche gol gliel'ho fatto fare anch'io, prendendogli qualche punizione e subendo anche qualche botta. Al di là di tutto ci siamo completati molto bene e tutta la squadra ne ha tratto giovamento: all'inizio ci mancava qualcosa a centrocampo e con Tettamanti e Rota l'abbiamo sistemata; Calloni è stato l'elemento in grado di sistemare i l legame tra i reparti ed il nostro uomo in più nel girone di ritorno".

- Data per assodata la notizia che continuerai a giocare anche nella prossima stagione, hai voglia di tornare a misurarti con la Prima categoria? Sarà ancora Virtus Villa anche l'anno prossimo o stai pensando a qualcosa di diverso?

"Di sicuro al momento non c'è ancora niente, tranne che con Massoni mi trovo molto bene; il Virtus Villadossola avrà sempre la precedenza alla fine della stagione, quando si tratterà di sedersi intorno ad un tavolo e parlare. Vediamo quanto sarà bravo Massoni a provare a convincermi, se avessi dovuto decidere quest'inverno sarebbe stato sicuramente no e forse neanche avrei continuato a giocare. La voglia ora mi è tornata ma la mia paura è il dover affrontare una categoria senza i giusti stimoli: per come sono fatto io ho bisogno di divertirmi, di poter essere messo nelle condizioni di fare gol, e se leggo la possibilità che qualcuna di queste cose possa venire a mancare può darsi che faccia una scelta differente. Finiamo la stagione e poi ne parliamo".

- Letto tra le righe mi pare di capire che Primatesta vorrebbe un Villa capace di competere tra le grandi anche in Prima categoria.

"Diciamo una squadra che parta per lottare per qualcosa di importante perché poi vincere non è mai facile. Ci sono squadre che fanno da anni la Prima categoria e sono più attrezzate di noi perché non dobbiamo mai dimenticare che metà della nostra rosa tre anni fa faceva il Csi. A loro va dato grande merito perché sono stati quelli che a livello di gruppo hanno cementato il nostro spogliatoio però per affrontare una Prima categoria con ambizioni bisogna fare delle scelte e ringiovanire una rosa che dovrà sottostare a determinate regole. Se il Villa, e la conferma di Massoni è sicuramente il primo passo, ha voglia di continuare a fare qualcosa di importante ne possiamo sicuramente parlare; non ho voglia di affrontare una stagione con obiettivi di salvezza, magari facendo da chioccia ad altri ragazzi più giovani, la punta è un ruolo particolare e a giocare per salvarsi e il giocatore che soffre maggiormente in una squadra, perché viene poco coinvolto e di conseguenza si diverte meno. A me è già capitato un anno a Baveno in Promozione ed è stata una delle stagioni per me più difficili: mi manca questa mentalità, quando gioco io voglio vincere".

- Questi due anni per il Virtus Villadossola non sono stati tutti rose e fiori, avete anche voi dovuto trovare all'interno dello spogliatoio le strade giuste per superare le difficoltà ed andare avanti: qual è stato il segreto di questi due anni di vittorie e, di conseguenza, qual è il segreto per continuare ad essere competitivo a 40 anni?

"Credo che il segreto di questi di anni di Villa sia stato il gruppo e una società che è stata capace di creare questa unione che anche nei momenti di difficoltà ci ha sostenuto. Quest'anno abbiamo svoltato proprio nel momento nostro di più grande difficoltà: nella gara che citavo prima, quella con l'Oleggio Castello quando siamo passati dal 4-1 al 4-4, abbiamo visto ampliarsi il nostro divario dalla testa e subito dopo siamo andati a Crodo e al 40' del primo tempo perdevamo 3-0; sembravamo smarriti ma tra primo e secondo tempo abbiamo fatto quadrato, ci siamo parlati, e lì è nata la vera svolta perché siamo usciti e abbiamo vinto 4-3 senza più fermarci fino alla vittoria del campionato. Siamo una squadra ossolana, l'"ossolanità" come la chiamo io incide: quando conta siamo capaci di tirare fuori qualcosa di più, con quella voglia e quella fame che ci contraddistingue, per ultimo il Gaglianico venendo qui da noi ha capito cosa vuol dire giocare sui nostri campi. A casa nostra è un'altra cosa, io capisco le società del novarese che sperano sempre di non capitare nel nostro girone: per assurdo quest'anno la squadra che ci ha messo in difficoltà più di tutte è stata la Varzese, che è molto simile a noi. Questo però è il segreto nei momenti di difficoltà perché non basta l'ossolanità ma devi avere anche buoni giocatori se vuoi vincere: noi ridendo nello spogliatoio diciamo che la parte verbanese del Villa, i vari Calloni, Massoni, Tettamanti, Tortora, hanno portato la qualità mentre la parte ossolana ha messo tutto il resto".

Carmine Calabrese

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