Pasta di Capitano: Sironi, una vita al servizio dell'Oleggio - I AM CALCIO NOVARA

Pasta di Capitano: Sironi, una vita al servizio dell'Oleggio

Kevin Sironi, capitano dell'Oleggio
Kevin Sironi, capitano dell'Oleggio
NovaraEccellenza Girone A

Al giorno d'oggi non è facile trovare nel calcio, a tutti i livelli e non solo nell'ambito dilettantistico, un giocatore che possa vantarsi di aver vissuto tutta la propria carriera indossando sempre gli stessi colori come si può dire di Kevin Sironi, che può essere considerato una vera bandiera dell'Oleggio di cui nelle ultime stagioni è diventato anche capitano. In maglia "orange" fin da quando aveva sei anni, Sironi è diventato il simbolo di una squadra di cui è pilastro sia fuori che dentro lo spogliatoio e riassume il giusto profilo per far parte della nostra carrellata dedicata ai capitani delle formazioni del nostro territorio.

- E' un ruolo dalle grandi responsabilità quello che ricopri ad Oleggio Kevin, di cui sei negli anni diventato un simbolo. Bandiera oltre che capitano, come ti senti nel personaggio che si sei ritagliato in "orange"?

"Ho vissuto tutta la carriera con questa maglia incollata addosso, quasi 25 anni a partire dalle giovanili. Tanto tempo ma uno dei miei sogni è sempre stato quello di poter essere un giorno il capitano della squadra del mio paese e quando un paio d'anni fa sono riuscito a realizzare questo sogno mi sono davvero sentito parte di qualcosa di grande. Sono e mi sento un oleggese doc tanto d'essermelo anche tatuato addosso".

- Hai vissuto tutta la tua parabola sportiva in questa società gloriosa per il nostro calcio dilettantistico: come l'hai vista crescere negli ultimi anni e che ruolo può ricoprire l'Oleggio all'interno di un calcio di cui è diventato sicuramente una delle franchigie più importanti?

"E' vero che l'Oleggio nelle ultime stagioni è cresciuto moltissimo, sia a livello di risultati sportivi ma anche dal punto di vista societario. I passi avanti compiuti negli ultimi anni, riconquistando l'Eccellenza ma anche diventando un punto di riferimento a livello di strutture con il campo sintetico e la promozione a Centro Federale, hanno riportato Oleggio al centro del panorama calcistico provinciale. Il nostro presidente, Fernando Foglio, è una persona squisita che ha saputo far crescere nel modo giusto questa società, facendo sempre il passo giusto secondo le proprie possibilità e la forza dell'Oleggio, sia in campo che fuori, è sempre stata la capacità di fare gruppo e di remare dalla stessa parte. Sul campo la vittoria del campionato nella scorsa stagione, facendo un girone di ritorno pazzesco con 13 vittorie in 15 partite, è stato il coronamento di un lavoro cominciato da lontano e credo che l'Eccellenza sia la categoria giusta per una realtà che in questo campionato può mettere le radici".

Cosa vuol dire per un giocatore come te, nato e cresciuto in questa società con il sogno di diventarne un giorno capitano, indossare una fascia in qualche modo così pesante? Orgoglio e responsabilità mixate nelle giuste dosi?

"Io ho avuto la fortuna di crescere all'ombra di giocatori importanti che ad Oleggio hanno indossato la fascia da capitano, cito per tutti calciatori come Lazzarini e Ferrario, che mi hanno insegnato cosa vuol dire indossare i galloni in una squadra di questa portata. Quando mi è stata affidata la responsabilità di essere a mia volta il capitano ho provato sicuramente grande orgoglio perché ho capito di poter essere un punto di riferimento non soltanto per i tanti giovani che ci sono all'interno della nostra rosa ma anche per gli altri miei compagni, a cui in qualche modo mi sento in dovere di dare il giusto esempio di come si indossa questa maglia".

- Con molti dei compagni con cui giochi in questo momento hai diviso lo spogliatoio anche quando non eri capitano: è cambiato il rapporto nel momento in cui sei stato insignito di questo ruolo dalla società?

"Non credo perché al di là della fascia credo che ad Oleggio siamo stati in grado di costruire negli anni un grande gruppo. Non credo che nel calcio dei nostri anni, ma mi limito a parlare per Oleggio, esista più la figura del capitano che viene visto in maniera differente da tutti gli altri giocatori della rosa: credo che il mio ruolo non sia quello di riprendere duramente i più giovani o i miei stessi compagni, anche se quando c'è da dire qualcosa non mi tiro certo indietro, nello spogliatoio ci si aiuta tutti e il rapporto con i giocatori "storici" di questo gruppo, parlo dei vari Caporale, Vacirca o Zuliani solo per citarne alcuni, è rimasto praticamente invariato. C'è rispetto e fiducia reciproco, un rapporto che va avanti negli anni e che continua tuttora anche se sono da un paio di stagioni anche il loro capitano".

- Quella di quest'anno, soprattutto nella prima parte, è stata una stagione vissuta in altalena: poche soddisfazioni nella prima parte dell'anno anche se la squadra si è sempre espressa su buoni livelli e poi la svolta che vi ha portato punti e una posizione di classifica più tranquilla. Siete sulla strada giusta?

"Il nostro obiettivo stagionale è sempre stato quello della salvezza e in questo momento siamo in linea con quello che avrebbe dovuto essere il nostro percorso. All'inizio abbiamo faticato un po', facendo parecchi errori che ci hanno portato spesso a subire gol negli ultimi minuti che hanno fatto sfumare punti pesanti; ora siamo forse meno belli da vedere ma più concreti, siamo diventati più cattivi nel raggiungere il risultato e abbiamo imparato dagli errori che abbiamo fatto nel corso della stagione. Ora siamo noi a conquistare punti nell'ultima parte delle gare, segno che siamo cresciuti anche in consapevolezza e che l'obiettivo che ci eravamo prefissi può davvero essere alla nostra portata".

- Nella crescita stagionale si legge l'impronta di mister Roano che ha in qualche modo cambiato la mentalità della squadra anche se bisogna dare atto a Giorgio Dossena di aver fatto crescere l'Oleggio nelle ultime stagioni, portandolo a militare nuovamente e con merito in Eccellenza. Com'è stato vissuto all'interno dello spogliatoio questo passaggio di testimone da un allenatore molto benvoluto ad un altro che ha in qualche modo rimescolato le carte?

"Dossena per l'Oleggio ma anche per noi giocatori ha sempre rappresentato molto e continuerà a farlo anche ora che non è più il nostro allenatore, all'inizio la squadra ha faticato ad assorbire il colpo delle sue dimissioni perché con lui abbiamo vissuto stagioni fantastiche coronato dal successo dell'anno scorso; credo che a lui società e giocatori non possano far altro che dire grazie. Quest'anno all'inizio, un po' per sfortuna ma soprattutto per nostri demeriti, le cose non giravano nel verso giusto; probabilmente parecchi giocatori che non avevano mai vissuto l'Eccellenza hanno faticato a cambiare mentalità perché il salto tra le due realtà si sente, quest'anno ad ogni errore o quasi venivamo puniti come forse non succedeva l'anno scorso, e bisogna dare atto a mister Roano di aver saputo lavorare proprio sull'aspetto mentale della squadra. Dispiace che questo cambio di passo sia coinciso proprio con l'abbandono di mister Dossena, nel calcio spesso paga l'allenatore ma questo cambio è stata una botta forte per tutto lo spogliatoio".

- Che cosa ha portato mister Roano che forse mancava prima? Solo un cambio dal punto di vista psicologico o anche altro?

"Io penso che sia stato fatto un grande lavoro dal punto di vista motivazionale, il nuovo tecnico è andato a scavare a fondo nelle nostre personalità per tirare fuori il carattere che serve per sopravvivere in una categoria così difficile come l'Eccellenza. Siamo cresciuti a livello di attenzione, entrando in campo con quella sana paura di sbagliare che ti fa commettere meno errori, abbiamo fatto della grinta una delle nostre caratteristiche più palesi e abbiamo capito, come giocatori, che in questa categoria ci potevamo stare anche noi".

- Tu hai già vissuto l'Eccellenza nella tua lunga trafila ad Oleggio, anche se eri molto giovane all'epoca: quali sono le differenze che noti dopo quasi un decennio di assenza?

"Sicuramente per me è quasi un campionato nuovo, da vivere con tutt'altra maturità e responsabilità. Ci sono arrivato da molto giovane e allora facevo giustamente affidamento sugli altri giocatori, molto più esperti di me, mentre ora mi sento investito di un ruolo diverso e capisco che quello che all'epoca facevo io ora sono gli altri a farlo nei miei confronti. Capisco di avere molte responsabilità anche perché l'Eccellenza resta un campionato duro come me lo ricordavo all'epoca, in questo senso non è cambiato molto. Ora come allora ci sono ottime squadre e conquistarsi un posto anche nella prossima stagioni non sarà semplice".

- Capita tutti gli anni, in estate, che al momento di leggere la rosa dell'Oleggio il nome di Sironi appaia quasi sempre come un "complemento", un giocatore che fa parte della squadra ma parte in seconda fascia. Questo sulla carta, poi alla fine della stagione si vanno a scorrere le presenze e si nota che Sironi è stato uno dei protagonisti della stagione: vivi questa situazione come un peso o ti senti comunque un valore di questa squadra?

"Questa cosa succede tutti gli anni ed è assolutamente vera ma io lo vivo come un momento altamente stimolante, credo che negli anni sia diventata la mia forza. Non so per quale motivo vengo sempre messo in discussione, ci sono sempre dei titolari all'inizio della stagione e poi Sironi che arriva come terza scelta, quello che deve conquistarsi il posto giocandoselo con gli altri ma partendo un passo indietro. E' un ruolo che non mi ha mai dato fastidio, che ho sempre accettato perché credo che la passione che metto io per questa squadra siano veramente in pochi a poterla mettere: io mi sento parte di questa società, metto tutto durante gli allenamenti e credo che gli allenatori che passano di qui lo vedano e per questo io riesca a scalare posizioni e a giocare sempre la maggior parte delle gare. Non vivo male questo ruolo, per me è diventata una sfida e mi dà modo di impegnarmi sempre un po' più degli altri per dimostrare di essere all'altezza".

- Siamo in piena "emergenza Coronavirus", una situazione che non vi dà modo di vivere la quotidianità con i giusti ritmi e che addirittura sta mettendo in forse la continuazione stessa della stagione: come si vive il calcio da giocatori al tempo del COVID-19?

"Una situazione del genere non è mai capitata negli anni e sicuramente non si vive bene, ma non solamente nel calcio quanto in tutto il resto degli aspetti della nostra vita. La prima settimana, quando ci siamo allenati ma senza poter utilizzare gli spogliatoi, è stata molto complicata anche perché molti miei compagni arrivano da fuori e farsi tutta la strada per tornare a Biella oppure a Casale tutti sudati e senza potersi sistemare non è bello; non ci possiamo allenare con continuità e questo ti fa perdere dei meccanismi che, qualora si potrà ricominciare, dovranno essere ritrovati in toto. Alla fine non possiamo prendere noi delle decisioni e ci affidiamo a quanto deciderà il Comitato Regionale per capire se si potrà tornare a giocare o meno".

- Non si può in qualche modo non chiudere con i ricordi: tanti anni in maglia "orange" ti avranno permesso di vivere tanti momenti da incorniciare e in qualche modo da portare nel proprio bagaglio personale. Qual è il primo che ti affiora alla memoria ripensandoci?

"Uno dei più belli è sicuramente la vittoria del campionato nella scorsa stagione, forse anche perché è uno dei più vicini nel tempo. Abbiamo fatto una cavalcata impressionante nella seconda parte di stagione anche perché, se non erro, alla fine del girone d'andata eravamo ad otto punti dalla Fulgor Valdengo. Per l'Oleggio la vittoria del campionato mancava da tantissimi anni, forse addirittura dagli anni Ottanta, per cui anche per la società è stata una gioia immensa riuscire a conquistare una vittoria così entusiasmante. Un'altra gioia che porterò sempre stampata nel cuore è la vittoria dei playoff sempre per salire in Eccellenza dalla Promozione, quando abbiamo giocato la finalissima in casa nostra vinta 5-1 contro la Strambinese con quattro gol di Alessandro Corno, un altro giorno che non scorderò mai".

- In tutti questi anni hai avuto modo di condividere il percorso con tantissimi giocatori che, chi più e chi meno, hanno lasciato un segno nella tua crescita. Ma se dovessi citarne uno in questo momento, quale nome faresti?

"Devo dire che ci sono tanti giocatori che hanno svolto un ruolo fondamentale nella mia vita non solo a livello calcistico. Ma forse con nessuno ho instaurato il rapporto che ho tuttora con il mio vicecapitano, Calogero Vacirca, che per me è diventato come un fratello nei tanti anni che abbiamo condiviso e ancora stiamo condividendo ad Oleggio. Con lui il rapporto va oltre il campo, è una persona che anche a livello extra calcistico è capace di darmi sempre qualcosa e sono certo che il nostro rapporto non si interromperà neanche nel momento in cui non saremo più compagni di squadra".

La carriera di Kevin Sironi:

Stagione Squadra Categoria Presenze Gol fatti
2006-07 OLEGGIO Prom. - -
2007-08 OLEGGIO Prom. 28 -
2008-09 OLEGGIO Prom. 26 -
2009-10 OLEGGIO Ecc. 29 -
2010-11 OLEGGIO Ecc. 24 -
2011-12 OLEGGIO Ecc. 25 1
2012-13 OLEGGIO Prom. 21 -
2013-14 OLEGGIO Prom. 24 -
2014-15 OLEGGIO Prom. 26 2
2015-16 OLEGGIO Prom. 29 2
2016-17 OLEGGIO Prom. 27 1
2017-18 OLEGGIO Prom. 23 -
2018-19 OLEGGIO Prom. 23 2
2019-20 OLEGGIO Ecc.

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Carmine Calabrese

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