Partita della carriera, Forzatti: "Che emozione quel giorno ad Arona!" - I AM CALCIO NOVARA

Partita della carriera, Forzatti: "Che emozione quel giorno ad Arona!"

Forzatti festeggia con il Trecate
Forzatti festeggia con il Trecate
NovaraPromozione Girone A

Sono tempi in cui è impossibile parlare di cronaca, in cui il calcio giocato resta una flebile chimera in fondo al tunnel. Ma proprio perché è difficile, assuefarsi alla mancanza di calcio sarebbe sbagliato per cui ci restano i ricordi, dobbiamo farci bastare l'amarcord. L'idea allora è quella di far parlare i protagonisti, allenatori ma anche calciatori, per farci raccontare da loro quello che è un passaggio fondamentale di una carriera, la "partita dei sogni", quella che resterà per sempre nella memoria. Perché, diciamoci la verità, chiunque abbia mai tirato nella propria vita un calcio ad un pallone ce l'ha quella gara, quella che non si può dimenticare: anche il sottoscritto, che sicuramente non è stato un giocatore da tramandare ai posteri, ha tra i propri ricordi più cari una gara, un derby tra Fontanetese e Cavaglio, risolto da un suo gol dopo anni in cui la prima non riusciva ad imporsi...

Partiamo da qui dunque, chiudendo a Thomas Forzatti, attuale tecnico del Città di Cossato, qual è la sua partita del cuore. E ne veniamo ripagati perché, neanche a farlo apposta visto il recente centenario dell'Arona, è proprio una gara con la casacca dei lacuali quella che il tecnico biellese ed apprezzato ex sfondatore di reti in tutta la provincia novarese con oltre 300 gol nel carniere, sceglie di raccontare quasi senza palesare dubbi: "Mi piace particolarmente ricordarla in questo momento - esordisce Forzatti - visto che proprio in questi giorni l'Arona sta compiendo 100 anni. Era il campionato 2000-01, l'Arona vinse il campionato di Promozione superando all'ultima giornata il Trecate con una mia doppietta conquistando la seconda promozione consecutiva per tornare in Eccellenza. Una stagione particolare non solo per l'HM Arona, come si chiamava all'epoca, che da neopromossa riuscì a mettere in fila squadroni come Momo e Barengo-Bellinzago, ma anche per me che iniziai la stagione proprio tra le fila del Barengo-Bellinzago".

Il racconto di Forzatti è coinvolgente e va a sviscerare uno dei campionati di Promozione più combattuti di tutti i tempi: "Quel Barengo-Bellinzago, almeno sulla carta, avrebbe dovuto essere una squadra stratosferica e aveva dalla sua tutti i favori del pronostico per la vittoria del campionato. Come spesso succede però quando ci sono tutte queste pressioni e quando le squadre vengono fatte badando più ai nomi che alle reali necessità poi gli eventi seguono un corso diverso: in panchina iniziò Toni Brustia, io giocavo in un attacco stellare con Marzano e Quartaroli e in quel periodo eravamo accreditati di poter segnare 60 gol in tre; le cose per non giravano e ci fu l'avvicendamento in panchina con Arrondini che, molto onestamente, decidendo di giocare con sole due punte, mi prospettò di fare l'esterno di centrocampo. Io non me la sono sentita e nel successivo mercato Barengo-Bellinzago ed Arona fecero lo scambio tra me e Viganotti, esterno che voleva lasciare il lago Maggiore. Ad Arona trovai una società straordinaria, con Pippo Resta come presidente e Claudio Giavani come direttore sportivo; in panchina c'era Roberto Frino che, dopo l'iniziale momento di ambientamento, mi gettò nella mischia a fare coppia con Andrea Bortoletto, mio coscritto che conoscevo molto bene per aver giocato assieme in Rappresentativa, con cui andavo d'accordo e c'era molta stima. In classifica eravamo però lontani dalla vetta, addirittura quarti o forse anche quinti alla fine del girone d'andata: il Momo era davanti e non sbagliava un colpo ma nel girone di ritorno abbiamo fatto dieci vittorie di fila scalando la classifica. Mi ricordo in quella stessa stagione che nella gara tra Arona e Barengo-Bellinzago feci uno dei gol più belli della mia carriera, una rete di pregevole fattura a giro sul secondo palo che non apparteneva tanto al mio repertorio ma forse gli Dei del calcio voleva così. Dente avvelenato? No perché con il presidente Cazzago e il direttore sportivo Colli c'è sempre stato un ottimo rapporto tanto che ancora oggi lavoro per il secondo, però è ovvio che mi è dispiaciuto andare via a metà stagione; diciamo che c'era voglia di dimostrare che forse lasciarmi andare via era stato un errore, com'è giusto che sia".

Quello che ci interessa più di tutto è però il ricordo della partita in sé e Forzatti non si fa pregare nel raccontare: "La penultima giornata di campionato ci fu il testa a testa con il Momo in casa loro, con i nostri avversari avanti di un punto: una gara giocata davanti a quasi un migliaio di persone, che vinciamo 2-1 con doppietta di Bortoletto, che ci diede la possibilità di passare avanti in classifica. All'ultima giornata arrivò ad Arona il Trecate, che stava ancora lottando per la salvezza e che davanti poteva schierare Damiano, ex Novara: una gara perfetta per me perché ho segnato due gol, il primo di testa, procurato un'espulsione, e vinto un campionato con il brivido perché a pochi secondi dalla fine il Trecate sbagliò davanti alla porta un gol fatto con Morandotti, un ragazzo di Cerano che conosco e vedo spesso e al quale ricordo che se avesse segnato lo avrei ammazzato... E' stato un traguardo storico per l'Arona, ricordo la festa a cui partecipò anche il Sindaco, in quegli anni ad Arona c'era grande fame di calcio; la piazza era importante ed io la scelsi per giocare con continuità non pensando che avremmo addirittura finito per vincere, c'erano tutti i presupposti per fare bene ma una stagione che per me stava diventando brutta si è tramutata in qualcosa di indimenticabile anche se probabilmente è stata una di quelle in cui ho segnato meno in assoluto (solo 10 i gol che conterà Forzatti a fine stagione, n.d.r.)".

Un'emozione straordinaria che però per Forzatti è rimasto solamente un cammeo essendosi chiusa con quella doppietta la parentesi in maglia lacuale durata pochi mesi: "Quella stagione in pratica favorì la mia ascesa calcistica perché da quel momento in poi ho sempre avuto la possibilità di scegliere l'ambiente migliore nel quale andare a giocare, mi sono creato una reputazione anche se avevo sempre fatto campionato discreti anche prima. Alla fine di quell'anno decisi il mio percorso, perché l'Arona mi confermo anche per l'Eccellenza ma io scelsi, come ho sempre fatto in carriera, di continuare a giocare in Promozione senza salire in Eccellenza; avevo capito che ormai non avrei potuto vivere di calcio per cui scelsi di dare la priorità al lavoro e di continuare a divertirmi segnando tanto anche in categoria meno blasonate. Mi chiamarono il Verbania in Serie D, squadre di valore in Eccellenza come la Sunese, ma scelsi Romentino dove arrivai a fare quasi 30 gol e non mi sono mai pentito: ho preferito scegliere la squadra che più rispondeva al mio gusto, che giocava nel modo più rispondente alle mie caratteristiche, magari anche con un allenatore con cui sapevo di andare d'accordo. Arona però mi è rimasta nel cuore e, tra l'altro, ha fatto parte in maniera molto particolare di tutta la mia carriera come un filo conduttore perché proprio contro l'Arona feci il mio 200° gol assoluto indossando la maglia dell'Oleggio così come il 300° quando giocavo a Romentino e addirittura anche l'ultimo è stato segnato in una partita contro l'Arona".

Concluso lo scorrere dei ricordi vogliamo riportare Forzatti anche al presente e ad un campionato che ancora non si sa come andrà a finire. Il Città di Cossato è stata una delle squadre che ha scelto di rimettersi alla decisione della Federazione circa la ripresa dei giochi, una scelta che il tecnico appoggia in assoluto: "Sgombriamo il campo da ogni retorica perché è evidente che riprenderemo a giocare solamente quando sarà risolto ogni altro tipo di problema, non devo dirlo io che prima viene la salute e che stiamo vivendo un momento di grande difficoltà a tutti i livelli. Detto questo io credo che se chiediamo ai protagonisti del campo, giocatori e allenatori, se vogliono tornare a giocare la maggior parte direbbe di sì perché è quello che amiamo fare e che la domenica ci manca in maniera quasi struggente; capisco che la maggior parte delle società possa avere interessi diversi, con sponsor che non arrivano e difficoltà economiche di ogni genere per portare a termine la stagione ma sono punti di vista differenti rispetto a chi va in campo. Posto che difficilmente l'italiano medio quest'anno andrà in vacanza, credo che non sarebbe inconcepibile giocare anche a giugno o luglio tanto tutti ripartiremmo dallo stesso piano, con allenamenti da riprendere in toto e una condizione fisica che sarebbe precaria per tutti. Credo anche che non sarebbe giusto annullare una stagione giocata per due terzi, mi metto nei panni di una Dufour Varallo che si trova in testa alla classifica con merito e vedrebbe vanificato tutto il lavoro fin qui svolto, sportivamente parlando non sarebbe la scelta corretta. Tornare a giocare vorrebbe anche significare una parvenza di ritorno alla normalità, se ci facessero giocare io sarei contento".

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Carmine Calabrese