Il Bomber del Mese Gallè Maio: "Il campo manca, il premio un onore!" - I AM CALCIO NOVARA

Il Bomber del Mese Gallè Maio: "Il campo manca, il premio un onore!"

Maio premiato al Gallè
Maio premiato al Gallè
NovaraFocus

Eccoci qua, a distanza di mesi, a dare a Cesare quel che è di Cesare. Qualche giorno fa abbiamo incontrato Matteo Maio nell'affollata cornice del Gallè di Galliate per consegnargli il "Bomber del Mese" di febbraio, conquistato con le sue reti prima che il covid-19 spazzasse via le nostre abitudini, le nostre certezze e, più nel piccolo, il nostro mondo del calcio ed in primis quello locale.

Con Maio, ragazzo disponibile e sensibile, abbiamo parlato di svariati argomenti: del suo trasferimento, del premio conquistato, del futuro ed inevitabilmente di questo lungo periodo senza calcio. Eccovi la nostra chiacchierata:

- Partiamo dal premio, riannodando il nastro al calcio giocato e più precisamente a febbraio quando con 5 reti hai messo tutti alle spalle aggiudicandoti il nostro "Bomber del Mese". Ti aspettavi di vincere questo premio già vinto da illustri "colleghi" e quali sono le tue sensazioni al riguardo?

"Sono molto onorato. Chi lo vince di solito è gente abituata a fare quasi sempre 20 gol, io onestamente non sono mai andato oltre gli 11 e poi c'è stato un importante cambiamento: sono andato via da Oleggio dopo 4 anni in escalation che ci hanno poi portato a vincere l'anno scorso. Ho lasciato un club dove mi trovavo molto bene, mi sono detto che era ora di dimostrare cosa posso valere realmente. Dove sono oggi al Bulé Bellinzago per come giochiamo mi arrivano una marea di cross, e non mi era mai capitato di giocare proprio lì davanti e ricevere così tanti rifornimenti. Spero che le cose continueranno così quando ricominceremo a giocare".

- Ripartendo da quello che hai appena detto, lasciando Oleggio hai lasciato una comfort zone e ti sei messo in gioco cercando forse la maturità da calciatore?

"Esatto, è quello che volevo dire. Ad Oleggio si stava da Dio. Non c'erano pressioni, le pressioni dovevamo crearcele noi, soprattutto grazie ai più maturi che insistevano su questo argomento. In altri posti dopo tre partite che non vinci ti rompono i cosiddetti mentre lì no; l'anno scorso ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti che se volevamo fare qualcosa in più era il momento giusto e che se non l'avessimo fatto avremmo vissuto il rammarico di essere arrivati a tanto così senza poi riuscirci. Come dici tu uscire dalla comfort zone ed andare in un altro ambiente -pur conoscendo già molti ragazzi- mi ha creato una marea di stimoli, ho sentito proprio il bisogno di dover dimostrare qualcosa"

- Veniamo alla pandemia, come l'hai vissuta? Il distacco forzato dalla palla, l'odore dell'erba, il clima dello spogliatoio, l'adrenalina prima della partita... Che cosa ti è mancato di più in questi mesi di tutte queste cose?

"Partendo dal presupposto che ho un supermercato e lavoro a contatto con la gente tutti i giorni, il primo mese è stata una cosa veramente fuori dal mondo, senza senso. Se ci ripenso adesso è scioccante, ho visto la gente alle prese col panico e nelle prime settimane mi dicevo "Cavolo, ma io qui non giocherò più a calcio", sembrava finisse il mondo. Il pallone mi mancava da morire, ho cominciato a scaricare giochi, a giocare alla playstation perché l'abitudine a stare nel calcio e pensare al calcio è troppo forte. Magari puoi avere un distacco di un mese ma poi la voglia ti sale. Di quello che hai detto mi manca tutto, poi per noi dilettanti l'andare al campo e vivere lo spogliatoio dopo il lavoro è proprio una cosa che ti libera da ogni pensiero, quell'ora che vivi in campo è fondamentale. Ora non vedo l'ora che riaprano almeno i campi da calcetto...".

- Parliamo di futuro: con quale maglia ti vedremo l'anno prossimo, che tipo di stagione ti aspetti non solo dal punto di vista personale ma anche nel post covid-19. Pensi che potrà essere un campionato normale o siamo destinati a vivere un'altra stagione di sofferenze?

"Per quanto riguarda le restrizioni non riesco ad immaginarmelo, non ho proprio idea. Per quanto riguarda il campionato sarà importante vedere se le prime tre di questo torneo saliranno, anche se poi per le altre squadre rimanenti sarà da vedere chi prenderanno, ovviamente adesso è troppo presto. Parlando con Dossena che per me è il numero uno, guardavamo la prima gara della Juve col ritorno della Serie A e gli facevo notare che le squadre andavano a due all'ora. Mi ha detto di abituarmi perché nell'arco di due settimane un giocatore perde un quarto della sua preparazione fisica. Immagina noi dilettanti dopo mesi, i primi mesi sarà uno schifo ma sarà anche un modo per mescolare le carte e allora lì fare previsioni sarà impossibile. L'andata sarà molto condizionata da questa cosa qua, se poi non ci saranno ulteriori problemi nel ritorno la qualità verrà fuori. Io rimarrò a Bellinzago, ho già parlato con mister e direttore. Stanno facendo una buona squadra, mancano ancora dei tasselli ma sicuramente piazzeranno le mosse giuste e saremo competitivi".

- E' indubbio come dicevi che il campionato di Promozione sarà condizionato dalle squadre che parteciperanno. Il Bellinzago dovrebbe - mettiamoci il condizionale -  fare questo campionato quindi partirà con ambizioni, visto che questa voglia di salire ancora è già venuta fuori. Tu che la Promozione l'hai vinta ad Oleggio più o meno come si fa lo sai..

"Ho però vinto un solo campionato in 5 anni. Posso solo dire che a questi livelli c'è poco da fare, la differenza la fa il gruppo. L'anno scorso ad Oleggio eravamo tanto amici e vivevamo un sogno perché ci credevamo veramente tanto. Venivamo da anni di play-off in cui magari siamo stati eliminati senza nemmeno perdere. A Bellinzago stavamo ingranando dopo un periodo sfortunato con tanti giocatori indisponibili. Cosa succederà l'anno prossimo non lo so, ma per il tipo di società penso che l'obiettivo minimo saranno sicuramente i play-off".

- Volevo chiederti qualcos'altro sul tuo trasferimento da Oleggio a Bellinzago: è stata una cosa travagliata, consensuale? Come hai vissuto il cambio di maglia passando da una Eccellenza in un club che conoscevi benissimo ad una Promozione con una delle squadre più emergenti del nostro territorio?

"Fosse rimasto Dossena sarei rimasto ad Oleggio tutta la vita. Non mi spiego come un allenatore del genere possa allenare in Promozione, sia come persona che come conoscitore di calcio merita ben altre categorie; conosce ogni singolo giocatore che affronterai nei dettagli. Comunque sono successe tante cose... Il cambio di allenatore, il cambio di categoria, forse noi ragazzi avevamo troppe paure perché in pochi avevamo fatto l'Eccellenza; chi aveva fatto l'Eccellenza ci dava una mano ma forse noi del gruppo storico non abbiamo capito in fretta che in quella categoria se non sei concentrato 24 ore al giorno paghi. Devi essere presente in ogni allenamento ed in ogni momento della partita. Non siamo riusciti a fare bene ed il mister è stato cambiato. Scelta che ci sta da parte della società, io ho annusato che nel contesto in cui ero forse mi sarei trovato a giocare poco. Conoscevo molti ragazzi qui al Bulè e me ne parlavano bene, io di fare un anno a giocare magari 20 minuti, nervoso e a sgomitare per guadagnare posizioni non avevo voglia, non avrebbe avuto senso e mi sono detto piuttosto scendo di categoria e gioco. In più sapendo di andare in una squadra forte e in crescita, quindi è stata una buona scelta. E' stato comunque un passaggio pesante perché ad Oleggio ho lasciato tanto, tantissimo. Molti dei ragazzi li frequento anche a cena nei weekend. A 25 anni però ci sta, era la cosa giusta da fare".

- Ipotizzo questi possibili obiettivi futuri per te: tornare in Eccellenza e dimostrare di valerla e poterci stare a pieno titolo, diventare più un habitué nel tabellino dei marcatori andando costantemente in doppia cifra, vincere altri campionati unendoli alla Coppa Italia e al campionato di Promozione che hai in bacheca

"Quello che dici è giusto, io ho fatto tanta Promozione, gli anni che ho fatto in Eccellenza non sono mai riuscito a fare bene. Forse mi sono trovato in contesti non adatti. Chessò, non ho mai giocato in una Ro.Ce. che gioca a quei livelli da 5/6 anni con giocatori esperti in categoria con magari qualcuno che arriva dalla D. Mi auguro in un futuro di giocare in una squadra, che può essere il Bellinzago, in cui si possano prendere giocatori da Eccellenza e poter stare nel contesto con possibilità di fare bene. L'anno di Pombia in cui ero un ragazzino avevo fatto 5 gol e tipo 9-10 assist, avere dei compagni che sono di alto livello permette a chi fatica un po' di più, come io ritengo al momento di fare in quella categoria, in Eccellenza ti aiuta. A 25 anni spero di fare questa categoria un po' di più. E' un obiettivo che ho perché è tutto un altro campionato, molto più bello, molto stimolante. Trovi gente forte, stadi belli. Ho visto gente a cui magari non davi due lire fare sul campo cose allucinanti. Il livello è decisamente un altro. Voglio inoltre fare molti più gol. Non ne ho mai fatti troppi ma è anche vero che non cercavo tanto quello quanto il gioco di squadra e con il mister ad Oleggio giocavamo di squadra e non a premiare il singolo. Con lo stile di gioco di Colombo mi arrivano tante palle in zona gol".

- L'anno prossimo rientrerà anche Negrello che è un attaccante che occupa più o meno la porzione di campo, la casella che stai ricoprendo. E' per te uno stimolo in più per poter fare ancora meglio o magari pensi che possiate giocare insieme?

"E' sempre stato un avversario, me lo sono trovato contro spesso. E' un giocatore che mi è sempre piaciuto, poi se è un mancino mi piace il doppio perché a me i mancini hanno sempre fatto impazzire. E' un giocatore che fa gol. Anche ad Oleggio, entravo nello spogliatoio e c'era la classifica dei marcatori, primo Negrello. Ha fatto la primavera nel Torino, classe '80, giocatore che ha sempre segnato. Che sia il mio ruolo o meno, se in squadra abbiamo o arrivano giocatori che sanno giocare e sono bravi vanno assolutamente bene. Spero si riprenda perché ha tribolato un po', stava rientrando e poi ci si è messo il virus. Credo che si possa convivere, se poi lui giocherà da prima punta io posso anche andare sull'esterno, mi adatto a qualsiasi cosa come ho sempre fatto".

- Ad inizio estate sei stato coinvolto in un camp per i bimbi nella tua Carpignano. Ti piacerebbe in futuro poterli allenare?

"Per allenare le prime squadre penso di essere troppo "ignorante". Allenare i bimbi è bellissimo. L'ho fatto perché era a Carpignano, di pomeriggio ero libero, la mattina lavoravo. Coi bimbi ritrovi veramente il gusto del calcio, capisci veramente perché hai iniziato. Alle due tiri fuori il pallone e loro perdono la testa. E' troppo bello vedere il loro entusiasmo. Per allenare fra i grandi invece avrei troppe difficoltà. Innanzitutto sono troppo "bravo". Non so come fa Eu (Euplio Lo Russo, nuovo allenatore della Sparta Novara, n.d.r.) ad andare ad allenare la Sparta, gli vogliono un bene dell'anima e per me è bravissimo. Infatti se c'è una squadra da tenere d'occhio sono proprio loro. Hanno anche Blanda e Petrone che fanno la differenza. Mario è un cavallo, non lo fermi mai. Io comunque non potrei allenare. Visto poi uno come Dossena, ti rendi conto che non potresti mai essere al suo livello. Secondo me uno come lui la D la potrebbe fare tranquillamente. Anche se hai problemi vari è in grado di capirti, parlarti, leggerti negli occhi. Lui ha saputo amalgamare un gruppo di "cazzoni". A volte magari può sembrare peccare quando ti fa sfuriate che puoi giudicare senza senso, ma le fa perché crede realmente nel giocatore o nella squadra. Con due parole può ammazzarti, ma quando vai a casa ti chiedi il perché abbia reagito così, e finisci col capire che aveva ragione lui e che in quel momento era la cosa giusta da fare".

Stefano Calabrese