Le storie imperfette - I AM CALCIO NOVARA

Le storie imperfette

NOVARA FC-RENATE 1-1
NOVARA FC-RENATE 1-1
NovaraSerie C Girone A

Non sempre vince la squadra più forte. Il Novara FC porta a casa il terzo pareggio consecutivo in una striscia di sei risultati positivi, ottenuti anche contro squadre in testa alla classifica, in partite dove è davvero difficile stabilire chi si poteva meritare la vittoria. Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta” è il motto della Juventus diventato ormai mantra non solo per i bianconeri. Sì, ma bisogna interpretarne il significato perché la sconfitta è parte necessaria dello sport e non solo. In un epoca in cui i genitori rimproverano i figli per aver perso una partita o addirittura redarguiscono arbitri o mister per averli lasciati in panchina, sarebbe vitale insegnare loro, al di là del comportamento socialmente corretto, che soffermarci sul risultato è un pessimo errore: è come giudicare un bambino per la pagella scolastica, è come condannare un bambino per un voto. Accettare il fallimento per fallire sempre meglio e anche meno è un concetto duro da insegnare ma indispensabile per poter crescere. Osservare la nostra prestazione è il punto di partenza da cui diffondere l’idea che, come ritiene la PNR (Programmazione Neuro Linguistica, un approccio di life coaching ideato in California da Richard Bandlerve e Jhon Grinder), “la sconfitta non esiste, esiste il feedback“ ovvero un rimando, un effetto retroattivo rispetto a ciò che è successo. Se dunque il risultato finale è la risposta di ritorno di una nostra scelta non si dovrebbero pianificare obiettivi di vittoria ma di prestazione, la vittoria è piuttosto una conseguenza proprio perché l’abilità di vincere dipende dalla capacità di adattamento e di riuscita nell’esprimersi meglio degli avversari in un dato momento, siano partite di calcio o esercizi di matematica.

Ci sono cose che vengono raccontate tra la superstizione e la presunzione, si pensi che prima gli uomini giustificavano con il soprannaturale gli eventi sconosciuti: “La ricerca di certezze può avere un effetto devastante sulle nostre decisioni in un mondo incerto. Quando pensiamo a ritroso, valutando i nostri risultati per capire perché le cose accadono, siamo suscettibili ad una varietà di trappole cognitive, come assumere una causalità specifica quando c’è una sola correlazione o scegliere i dati che confermano la narrativa che preferiamo. Siamo disposti a far entrare pioli quadrati in fori rotondi pur di mantenere l’illusione di uno stretto rapporto tra i nostri risultati e le nostre decisioni”. Sono parole di Annie Duke, giocatrice di poker (la prima ad aver intuito la potenzialità del poker in termini di gestione dei rischi) che provò a diffondere la cultura orientata a prendere buone decisioni anziché lasciarsi guidare dai risultati che poi conseguono reazioni “punitive” e declassanti da parte del pubblico. Proviamo a ricordare qualche evento calcistico, scelto tra molti altri per amore personale verso i protagonisti. Ai Mondiali del 1994 il “Divin Codino” Roberto Baggio, a Pasadena, tira il calcio di rigore che ci fa perdere. L’Italia era già sotto di un gol (3-2) e contro il Brasile il suo rigore battuto finisce alle stelle. Ma come disse Lippi, commissario tecnico della Nazionale (ed in rapporti non troppo armonici con Baggio) tra una domanda ed un’accusa: “Lei che lavoro fa? Se nel suo lavoro fosse il secondo più bravo al mondo, non sarebbe soddisfatto?”. Alessandro Del Piero, il “Pinturicchio” bianconero, contro la Francia nel 2000 durante gli Europei ha avuto due occasioni per riprendere in mano la partita, mandate all’aria, mentre Willtord e Trezeguet infransero il sogno azzurro. La 29^ edizione della Champions League, nel 2021, si decise per “poco così“: contro il Chelsea gioca il Manchester City di JosepPepGuardiola e al 42’, Mount imbecca Havertz che riesce a scartare Ederson e trova il suo primo gol di stagione. In questo ricordo rimane altisonante l’immagine di Guardiola, proprio dopo questa sconfitta, che bacia la medaglia della Champions League a rispettare il secondo posto e a ricordarci non tanto di apprezzare la sconfitta ma che tra vincere e perdere c'è un'infinità di sfumature, casualità e momenti che non controlliamo. Se Havertz avesse sbagliato e non avesse fatto vincere i “Blues” sarebbe stato crocifisso come è successo per Baggio, Del Piero o Guardiola. In fin dei conti è chiaro che vincere o perdere non dice se siamo stati bravi, racconta solo come sono andate le cose.

Comprendere che ogni risultato è solo uno dei possibili che si poteva verificare fa tutta la differenza, la stessa differenza tra dire “questa volta ho perso“ e “sono un fallito” o “questa squadra non ha ancora raggiunto risultati“ da “questa squadra non è all’altezza”. Il verificarsi di eventi, compresi quelli negativi, avviene per una serie di circostanze, molte delle quali fuori dal nostro controllo. Non siamo scarsi, non siamo spacciati e neanche sfigati. Non siamo falliti. C’è un generazione che ci sta a sentire ogni volta che analizziamo un evento ed il calcio è uno degli argomenti che ci onora della loro attenzione, sempre più scarsa: è un bene poter raccontare storie imperfette a ricordar loro, e soprattutto ai loro genitori, che non si può vincere se non si impara prima a perdere (o a pareggiare) con umiltà, educazione ed una pacca sulla spalla, a maggior ragione sui nostri figli.

Alice Previtali

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