Visualizza e non risponde

Assordanti i silenzi. Sembrano una mancanza di responsabilità. Quasi pusillanimi, quasi infantili. Fanno lo stesso effetto delle spunte grigie dei messaggi Whatsapp, il “visualizza e non risponde” come momenti che mascherano quello che passa inizialmente come mistero ma che vogliono fuorviare il pensiero altrui, come mossa strategica, spesso ingenua. “Pane al pane e vino al vino” come incitamento alla schiettezza, contrapposta alla segretezza e all’ambiguità del mutismo ma anche dei giri di parole, smascherati per altro, in meno di niente.
È il 7 aprile 2024 e siamo alla 35^ giornata di campionato e allo stadio “Romeo Menti” la partita Vicenza-Novara FC (2-1) viene sostanzialmente ricordata per i tre rigori concessi ai veneti dal giudice di gara Dario Madonia di Palermo: il primo confutabile, il secondo netto, il terzo inesistente. Le decisioni dell’arbitro hanno sicuramente dato una mano a definire un risultato per nulla scontato fino al terzo tiro dal dischetto, ribaltando la situazione proprio nel momento del pareggio, portando la squadra di Vecchi a festeggiare a casa propria. E a far girare le anime agli azzurri. La società di Lo Monaco non fa presentare il mister alla conferenza post-gara ma pubblica una nota: “Novara FC stigmatizza fortemente la condotta di gara del sig.Madonia, che con decisioni bizzarre e discutibili ha concesso ben tre rigori dubbi per far sì che il Vicenza potesse far sua una partita che si era presentata complicata per loro. Non pensiamo sia giusto per quelli che dovrebbero essere i principi di lealtà, che dovrebbero esistere nel mondo del calcio, che una partita che doveva sancire forse un altro vincitore, consenta all’altra squadra di poter raggiungere la vittoria attraverso decisioni di un terzo. Ci auguriamo sia stata una giornata infelice da parte del direttore di gara, anche se ci rammarichiamo fortemente per non aver raccolto quello che il campo ha dimostrato”. Il silenzio stampa nella storia del calcio nasce principalmente per proteggere e difendere i propri calciatori da critiche, accuse o domande inopportune da parte del pubblico, sia esso la stampa o i tifosi. Il primo silenzio stampa venne fatto nel 1982 in Spagna, data e luogo che ci ricordano sicuramente qualcosa di calcisticamente felice. Dopo il girone eliminatorio gli azzurri di Enzo Bearzot decisero di non parlare più con i giornalisti, come portavoce viene designato il solo capitano Dino Zoff. I giornalisti, prima della decisione, furono molto feroci stilando critiche pesanti e costanti riguardo ai calciatori Rossi e Cabrini e la squadra in generale, definita “deludente” e sotto le aspettative agonistiche immaginate. Successivamente si scoprì, o almeno così si racconta, che il vero motivo del loro silenzio fu a causa della rivelazione dei premi-partita, per il timore del controllo del fisco. Visto come andarono le cose, a fine Mondialie Graziani disse: “Ragazzi, il silenzio stampa porta fortuna!”. Così divenne anche un atto scaramantico che alcune squadre attuano e hanno attuato prima di scontri delicati e importanti.
Il silenzio stampa può risparmiare inutili frasi preconfezionate in situazioni particolari oppure, come nel caso del Novara FC, essere essenzialmente fatto per protesta. Rifiutarsi di comunicare con la stampa e con i tifosi attraverso i media, come buona abitudine da sempre, lascia un’ombra triste simile ad un litigio tra due amici per motivi a loro estranei. Come se ci si voltassero le spalle per motivazioni trascendenti da noi, proprio ora, a fine campionato, in un campionato di cui non abbiamo per nulla la certezza della fine. Un silenzio che colpisce la parte viva della squadra, i cuori azzurri, indipendentemente dalla durata, facendoci sentire la causa. È indispensabile mantenere alta la fiducia di un rapporto tra squadra e chi si interfaccia ad essa, in cui la trasparenza è parte integrante della fede sportiva, anzi, spesso questo vuoto di pensieri e informazioni porta a conclusioni frettolose e fuorvianti che vanno a danneggiare l’immagine della società e dei personaggi che ne fanno parte. Essendo personaggi pubblici il confronto, come la prestanza morale, sono quasi d’obbligo, in caso contrario ci si auto-danneggia, snobbando la reciprocità di un contratto etereo che fa da benzina all’attaccamento della piazza. Il silenzio lascia un vuoto che in questo momento dovrebbe essere solo occupato dal chiasso.
Deciderlo, dopo un comunicato che colpevolizza un giudice di gara, al di là degli sbagli effettivi dimostrabili, non cancella dalle nostre orecchie il frastuono assordante del boato del pallone quando spesso e volentieri, si è schiantato sul palo della porta avversaria.
