La Kiss-Cam

Jim Carrey nella pellicola 1998 “The Truman show” scopre che i suoi primi trent’anni non sono stati altro che una finzione, una messinscena. Una realtà costruita per spettacolarizzare la sua vita, a sua insaputa. Ricordo che mi lasció una sensazione di sgomento dopo essere stata al cinema, definendolo come il film più triste che avessi mai visto.
Eppure ora come ora è chiaro che il registra Weir ha previsto proprio il futuro, forse sperando del contrario. Le telecamere della vita altrui ci mostrano costantemente che è più facile che il nostro cammino venga rianalizzato da equipe di monitor curiosi più di quanto faccia uno psicologo nella sua carriera. Non sfuggi, se sbagli ti vedo, pronto a guardarti gli errori, i segreti, le ribellione e le tue mosse. Lo ha dimostrato il concerto dei Coldplay anche ai più diffidenti: nessuno scampa dalla curiosa contemporaneità e nessuno scampa nemmeno dalle proprie telecamere, installate per motivi semplici come il controllo dell’abitazione: gli hacker che hanno fatto della gioia di Stefano Di Martino materiale semi pornografico - a insaputa della coppia -. Il bisogno costante di farsi gli affari degli altri, violentando la privacy o un semplice momento spontaneo, per puntare il dito a dire “Vedi, sei stato tu”.
In un’ottica non troppo stravolta, la Serie C non è da meno, decidendo di provare in via sperimentale il “figlio del VAR”, il Football Video Support strumento tecnologico che gli arbitri hanno a disposizione per i review a chiamata da parte degli allenatori che come dice lo stesso Zanchetta, oltre a tutto ciò che devono pensare, ora hanno da aggiungere anche questo. L’allenatore del Novara FC, come molti di noi, non è molto convinto dell’utilizzo dello strumento che a livello d’impatto serve solo a fermare il gioco. Ma non solo: aumentare la tensione che invece che servire a correre implementa un nervosismo tra le due squadre che si ritrovano faccia a faccia in attesa di un verdetto che fa di una squadra quella sincera e dell’altra una massa di idioti.
In ogni stadio è presente un monitor gestito da un review operator e gli allenatori hanno a disposizione due card da consegnare al quarto ufficiale per chiedere di rivedere l’azione al giudice di gara. La scena vista dal vivo al “Piola” alla prima di campionato ha dato l’impressione di assistere ad una partita di giochi in scatola versione gigante, un Monopoli con la carte dell’imprevisto, un Risiko che con le pedine gialle vince sulle quelle rosse ed espugna gli avversari oppure la carta dei Pokemon, consegnata con imbarazzo all’arbitro, quella golden che vale più della sfera del drago.
Se la decisione verrà cambiata la card verrà restituita altrimenti l’allenatore la perderà: il Novara l'ha persa quando Alberti ha avuto l’impressione di essere stato sbalzato per terra da uno dei giganti nero azzurri, ma il review ha detto NO e la figuraccia di fronte ai milanesi l’abbiamo fatta noi. Vero che l’inqaudratura cambia la percezione delle cose ma non è andata bene neanche ai ragazzi di Vecchi che si sono voluti accertare che il gol del pareggio fosse regolare, giustamente ci si prova come fanno i Pokemon. Se il monitor ci avesse dato torto, passavamo per furboni. Siamo sicuri che questo è ancora il calcio?
Le telecamere sono anche spalmate nel corso di eventi sportivi o musicali, le famose Kiss-Cam il cui principio era diffondere amore e coccole sul maxi schermo, inquadrando coppie ed invitandole a baciarsi o ballare, intrattenendo con gli occhi a cuore il pubblico per una manciata di secondi. Nasce negli anni '80 durante gli intervalli nel corso della partita di baseball, poi si diffuse nel Nord America ed in Europa finché proprio qualche periodo fa il gruppo rock britannico, al loro concerto di Londra, ci ha davvero insegnato qualcosa di importante: uno, che neanche lo sport dovrebbero avere il tasto rewind perché la vita non ce l’ha e due, mettere il naso laddove i fatti non ti riguardano non è un consiglio, è un comandamento.
D’altra parte lo cantano proprio i Coldplay nella loro canzone forse più bella: “In my place, in my place were lines thai I couldn’t change”.
