I Reietti

Che io abbia preso questo calciomercato di petto mi sembra abbastanza chiaro. Forse non ho conoscenze tali da poter pensare che sia normale, due volte a stagione, sostituire qualcuno che hai avuto modo di poter valutare (fisicamente e personalmente) e che ha dato contributi importanti alla squadra, con uno bravo “sulla carta”, consigliato magari da persone che di algoritmi e statistiche fanno il loro stipendio.
Forse sono l’unica a pensare che questo calciomercato del Novara FC è stato come un “tana libera tutti” quando quei tutti sono quelli che non fanno parte del “nostro progetto societario” del quale la maggior parte di noi ignora il contenuto ed il senso ma che a questo punto, possiamo tranquillamente intitolare con un “Voi mi state sulle balle”. Minelli, Di Munno, Gerardini, Calcagni, Ghiringhelli, Cannavaro, ringraziando che Agyemang è rimasto. Un vuoto cosmico. Premettiamo che il rinnovo di Donadio - GrazieADio - non è proprio stato una passeggiata (quindi nel mondo verosimile poteva anche lui non essere nostro), la storia degli under potevo anche capirla certo, ma non per le finanze boveriane che - mi permetto di far due conti non miei- avrebbero potuto approfittare dell’omologazione di tutte le squadre ad un abbassamento anagrafico e quindi di spesa, così da disobbedire e giovare della qualità d’esperienza o, come ci ha insegnato Gattuso, dell’età come dettaglio e della bravura e impegno come curriculum. Ma purtroppo non sono miei i soldi - ma proprio purtroppo - anche perché del "Piola" che andrei ad acquistare cambierei per prima cosa il nome, AlyTiger Stadium, con tanto di “Tacco 12” come simbolo e farei allenare i Lupacchiotti romani, altro che il Milan Primavera 1.
Ma torniamo al calciomercato. Partiamo da una operazione a caso. Lo switch Calcagni-Collodel ma che senso ha? No. Non è questione di soldi né di ingaggi perché da parte della società non c'è stata nessuna proposta e non sono neanche troppo convinta che Collodel costi così poco. In questo caso l’alibi degli under non può funzionare: sostituito un 1994 con un 1998, che con lo stesso nome indossa il numero 19 quando ancora Riccardo - quello mio per intenderci - correva in campo con i compagni. Calcagni era già considerato ex senza essere stato avvisato troppo esplicitamente, voleva essere in squadra e ha voluto restarci, nonostante la distanza da casa sua, tornava sempre volutamente a Novara da tre anni. Ci ha sperato fino alla fine, fino alla firma di ieri, una firma sofferente di un contratto rescisso.
Questione di performance? Per caratteristiche diverse? Perché Collodel non poteva essere compagno di Calcagni invece che incaponirci con Maressa considerato come un futuro Ranieri (forse si intendeva il cantante) e valutato alla stessa maniera prima da Gattuso (con cui nacque una diatriba che ha fomentato la rottura) e poi da Zanchetta. Da ieri Maressa non è più azzurro, guarda caso. Ranieri – a cui avete tolto due polmoni tanto era la sinergia con Calcagni e Di Munno - riesce a giocare ad occhi chiusi con Di Cosmo (che potrebbe essere un buon sostituto IN crescita e non GIA' cresciuto)? Sapete quanto serve al cervello per abituarsi alle cose nuove? Sei mesi. Secondo la neuroscienza sei mesi a volte non bastano per entrare nelle nuove abitudini, a conoscere nuove dinamiche e a rivedere i propri schemi. E noi ricominciamo ogni volta da capo.
Il gruppo si rifà. Il gruppo c’è, dice il mister. I gruppi sono due, visibilmente e fisicamente divisi fuori dal Broletto durante la presentazione della squadra: da una parte la squadra di sempre, dalla parte opposta “gli altri” neanche troppo compatti. Che vizio guardare dove non guardano tutti, eh. Passiamo a Cannavaro. Under, tecnicamente bravo, aspetti da perfezionare certo. Umile, nonostante il cognome. Un padre che non si permette di recriminare con la società se il figlio non gioca, sapete che ormai tra i giovani succede spesso che venga in soccorso la famiglia. Per i due mesi estivi Adrian è stato per la società “un forse sì, forse no”. Fuori rosa da ieri. Avrebbe riscelto Novara mille volte, lui che arriva da un golfo che non ha eguali, lui che della parentela non ha mai fatto il suo biglietto da visita, lui che poteva essere libero. Ci ha sperato fino alle otto di ieri sera. Era il numero 28, ora è il 24, il 24° giocatore, il primo fuori rosa (a seguito Ghiringhelli, che io avrei tenuto).
Riccardo e Adrian sono ottimi giocatori, ma sono anche ragazzi che nello spogliatoio hanno creato e rafforzato la squadra. Adrian lo ricordano i miei alunni come un ragazzo gentile dal sorriso simpatico e gli occhi buoni, Riccardo era il terzo capitano, l’ultimo giocatore che meritava di essere messo all’angolo. Reietti, hanno morso la maglia fino alla fine ed avrebbero fatto patti con il diavolo per restare al Novara FC, nonostante la distanza da casa e nonostante tutto. Non è il cambiamento in sé, non sono solo le scelte: è il modo in cui lo fate ed il modo in cui non lo spiegate tanto da far credere che sia stata una scelta loro, invece è solo vostra.
E’ proprio vero che le pecore temono il lupo ma alla fine è sempre il pastore a portarle al macello.
