Omeostasi

L'omeostasi è la capacità di autoregolazione di un individuo a mantenere le proprie condizioni interne stabili nonostante le variazioni dell'ambiente esterno, come sudare per rinfrescarsi.
Quando si sceglie di cambiare allenatore si vuole cercare di iniettare una svolta al cammino della squadra probabilmente finora claudicante, introducendo anche una nuova e distinta energia accompagnata da modalità professionalmente diverse rispetto alle precedenti. Non è regola ma generalmente con l'allenatore cambiano anche il vice-allenatore ed il preparatore atletico cui professionalità, spesso, non viene pubblicamente celebrata abbastanza. Il preparatore infatti, lavora a stretto contatto con gli allenatori a cui fornisce le sue conoscenze fisiologiche, biomeccaniche e anche nutrizioniste, al servizio degli obiettivi della squadra. È proprio questa figura professionale che pianifica - insieme ad il mister - gli allenamenti in base alla disciplina, con programmi di recupero qualora ci fossero infortuni. Il compito forse più arduo e nascosto è quello di gestire la tensione dello stress del singolo, collaborativamente con le altre figure dello staff.
I calciatori, dopo le variazioni dei tecnici, devono necessariamente avere la capacità di fare proprie le modalità di allenamento del nuovo stile di gioco, ovvero la capacità di adattarsi. Certo, cresce anche lo stimolo di primeggiare tra i compagni di reparto, in una sana competizione sportiva, stimolante a livello di performance, soprattutto all'inizio del mandato del nuovo tecnico. L'adattamento è un processo fisio-morfologico attraverso cui il corpo si modifica per rispondere a nuovi stimoli, in questo caso, di allenamento. Coinvolge cuore, muscoli e cervello. Questi adattamenti aumentano la capacità di lavoro ma regrediscono se lo stesso tipo di allenamento cessa. Per questo il fatto che i giocatori debbano adattarsi senza nessun inghippo non è scontato: oltre ai muscoli, gli addetti ai lavori devono spingere anche sulla testa. L'adattamento mentale infatti è la capacità di modificare pensieri, emozioni e comportamenti per gestire nuovi situazioni, stressanti e impreviste, cercando di mantenere l'equilibrio psicologico (l'omeostasi, appunto) ed il benessere. Il processo di adattamento, di cambiamento e di resa ottimale a livello performante non è semplice e non implica solo la resistenza passiva ai cambiamenti ma anche la abilità di evolvere e trovare nuove soluzioni in allenamento, nello spogliatoio e in campo.
Quando i componenti di un gruppo cambiano, anche l'equilibrio dello stesso viene minato: si cerca di riadattare il proprio ruolo (sportivo ma anche di leadership) per osmosi, al nuovo gruppo. È un processo non immediato ma possibile, avendo a che fare con esseri totalmente umani e non con software di Intelligenza Artificiale; hanno tutto il diritto di aver bisogno di tempo per misurarsi con il nuovo avvenire.
Regolare le proprie emozioni e mantenere una visione positiva anche nei momenti di difficoltà permette ai calciatori di non cadere in frustrazione, irritabilità o peggio ansia, ma ci vuole calma, pazienza e lavoro. Bisogna creare fiducia, elaborare le differenze metodologiche e ritrovare il proprio posto morale all'interno della squadra. Il detto "Squadra che vince non si cambia" frase resa celebre dall'ex allenatore della Sampdoria Vujadin Boskov, non è un luogo comune ma una scelta saggia - laddove è possibile mantenerla - soprattutto per il tempo che si investe nel crearla. Flessibilità mentale cognitiva significa adeguare i nostri comportamenti per adattarci alla nuova situazione, tollerando le modifiche in vista delle nuove prospettive. La maturazione di flessibilità cognitiva si completa all'età di 20 anni e dipende dal lobo prefrontale del cervello che è la struttura cerebrale che ci mette più tempo a maturare. Non è propriamente congenita ma una combinazione di predisposizioni generiche e fattori ambientali.
Il Novara Fc schierato contro l'Inter U23 ha portato in campo una formazione dell'eta media di 26 anni, abbastanza matura per non cadere nella giustificazione fisiologica.
Se però, siamo certi, la memoria muscolare presto sarà in grado di sostituire il vecchio modo di lavorare, dobbiamo dare istanti e fiducia alla voce interna dei ragazzi che sussurra loro, quotidianamente, che non bisogna restare succubi del passato e che di se stessi si può fare ancora qualsiasi qualcosa.
