Io porto il vino - e un po’ di nostalgia - - I AM CALCIO NOVARA

Io porto il vino - e un po’ di nostalgia -

Corner azzurro
Corner azzurro
NovaraSerie C Girone A

Quelli che hanno vissuto il mondiale dell’82 spesso rinnegano o non celebrano in egual misura quello del 2006. Il mio mondiale. Erano altri tempi dicono, il calcio era onesto dicono.

Quelli che hanno vissuto il Novara in Serie A accettano con il naso distorto tutto ciò che è arrivato dopo, abbracciano sempre la loro maglia ma quel cuore che batteva costantemente ha come un ritmo diverso, nonostante l’onesta consapevolezza che quel periodo da favola fosse una volata non eterna, come una squisita menzogna romantica. 

L’attenzione per ogni momento è la forma più rara e più pura della generosità, è come un balsamo inaspettato che merita di essere raccontato con amore, dedizione e ringraziamento. Perché la storia deve avere la possibilità di diventare ciò che non è stata ancora per essere considerata tale. Perché se l’avvenire è la porta, il passato è la chiave.

Il “Nereo Rocco” è da sempre uno stadio altisonante. Imponente, alto, sembra quasi raccontare la scalata che la sua squadra, la Triestina, è sempre pronta ad intraprendere. Edificio monumentale dove passa solo un’emozione: la vertigine. Definita dallo scrittore Milan Kundera come l’ottenebrante irresistibile desiderio di cadere, la vertigine potremmo anche chiamarla ebrezza della debolezza. Ci si rende conto della propria debolezza e invece di resisterle ci si vuole abbandonare ad essa”. E come ogni squadra, lo stadio la rappresenta proprio come il cane il suo padrone. Tosta la Triestina che proprio in questa stagione, con tutte le motivazioni per mollare le redini, ha dimostrato di essere viva, famelica e lottare per il posto che le hanno tolto.

Brutale il ricordo di quello stadio per noi azzurri. Era il 25 aprile 2025. Un 6-0 che nessuno ha mai digerito, come biglietto per vacanze estive che hanno lasciato i segni come scottature sotto il sol leone. E conseguenze che ancora oggi paghiamo. Un risultato che pose fine al sogno di possibili play-off, allora in panchina Mascara (sostituto di Gattuso) e Tesser. Una stagione azzurra finita presto, prestissimo. Nessun modo di dimenticare se non un logorante, afoso, insopportabile e silenzioso caldo estivo. 

Dossena, mister che di calcio ha vissuto esperienze consacranti, lo sa bene e nel pre partita lo dice pubblicamente: “Spero che i ragazzi presenti nella gara dello scorso anno abbiano dentro quel senso di rivalsa e quel veleno che si dovrebbe avere quando si subiscono goleador del genere”. Per trasformare il carattere in destino.

15 febbraio 2026. I ragazzi dello scorso anno sono schierati, il veleno ha determinato il campo e non ha permesso agli alabardi di oltrepassare la nostra porta, una vittoria che ha ribaltato gli annali della storia. Il Novara non batteva la Triestina allo stadio “Nereo Rocco” dal 193690 anni. 90 anni di storia calcistica dove entrambe le squadre possono raccontare momenti ed avvenimenti da narrare davanti a un camino acceso mentre i propri figli e nipoti, accarezzano il gatto ormai troppo vecchio per mostrarsi il felino dispettoso di sempre. Il Novara FC, una domenica di febbraio ha smesso di pensare ed ha iniziato a sentire, con quel veleno che il loro mister sapeva sarebbe ri-uscito, prima o poi.

Una fiducia in quelli che lo hanno sentito per davvero il male, che hanno sentito il peso che ancora oggi nessuno dimentica. Quando ti cedono lo scettro dell’orgoglio e della rivalsa, mostrandoti tutta la loro sincera fiducia, il potere che indossi è più forte di qualsiasi goleada ci sia in memoria. Un gol a volte basta a ribaltare il destino, un gol frutto di denti stretti, stima, formazione necessaria. Per ripartire da lì, dove tutto è finito. Da lì, dove tutto è maledettamente cambiato e dove la squadra vince sotto spalti vuoti a causa di una punizione verso i tifosi novaresi. Un eco di gioia, un boato di felicità cui rombo risuona nella vertigine di un edificio dove, da ora, si scrive una nuova e bellissima storia, che deve necessariamente essere raccontata.

Dopo 90 anni. Ora negli annali calcistici ci siete anche voiVoi, che alla bora avete lasciato  il peso silenzioso del passato, ricordandoci che il calcio è sorprendente anche ed ancora nel 2026.

Questa storia comincia con 2 parole: novanta ed azzurro. Questa storia merita di essere raccontata, perché è la nostra storia.

Io porto il vino.

un po’ di nostalgia.

Alice Previtali

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