Abissale - I AM CALCIO NOVARA

Abissale

Ranieri, Buttè e Donadio
Ranieri, Buttè e Donadio
NovaraSerie C Girone A

Una cosa è certa. Con Federico Boveri il tempo sembra non passare mai. Nel post partita di Novara FC-Cittadella, complici le domande di ricorrenza, dichiara non meno nè più di ciò che ha già dichiarato un anno fa: "Dobbiamo fare il punto per capire con calma in che direzione andare.Purtroppo le occasioni ci sono state, è un dato di fatto che abbiamo fatto pochi gol questa stagione, significa che quello sarà uno dei nostri tasti da andare a migliorare quest'estate. Vedremo e capiremo in che direzione andare, cosa fare. Questa stagione è lo specchio della partita di oggi, in tante occasioni potevamo fare meglio, raccogliere di più. È andata così, non è un caso, sicuramente ci sono dei problemi, hanno tutti delle colpe, capiremo cosa c'è da fare.Le 4 sconfitte di fila sono un peccato perché avevamo salvato la stagione, l'avevamo rimessa in piedi ed eravamo a pochi punti dai play off. Abbiamo rovinato un po'il lavoro fatto insieme".

Boveri junior guarda anche quello che secondo lui è stato il lato positivo della stagione: i giovani."Quest'estate abbiamo cambiato tanto, mettendo dentro tanti giovani che possono essere la base del futuro: siamo la decima squadra nei tre giorni di Serie C per l'età media schierata in campo. La maglia del Novara ha un peso, probabilmente l'abbiamo pagato più di tante altre però credo che ci sia tanto da lavorare ma al tempo stesso buone basi su cui costruire. I giovani per tanti all' inizio erano un problema, in realtà i giovani hanno sempre fatto quello che dovevano fare". In realtà il campo ha mostrato il talento solo di un paio di under, ed il più valevole molte volte partiva dalla panchina. 

Ed i senior? "Siamo mancati in altri posti per più motivi e ci aspettavamo di più da alcuni ma non è il momento giusto per fare queste considerazione. A fine campionato ne riparleremo".Sicuramente avvalorando l'investimento sui giovani si fertilizza la coerenza societaria ma Boveri sembra riferirsi su "non detti" probabilmente corrispondenti agli scritti di una parte della stampa che accusa chi non ha fatto la differenza: Morosini, Donadio, Bertoncini, Ranieri. 

Leonardo Morosini è stato nascosto dietro la motivazione di non reggere 90 minuti, per questo (o per altro, non si sa) parte in quasi tutti i match da panchinaro, giocando sempre da subentrato per una media di 15 minuti a partita a parte occasioni sporadiche. Tutte le volte ha svoltato in maniera netta la qualità della gara. Morosini è quella persona che ognuno di noi (no, forse non tutti) meriterebbe nella propria vita, la persona che racchiude la frase "Non ti preoccupare, ora ci penso io". E la cosa sorprendente è che lo fa.

Christian Donadio è stato premiato con la maglia con il numero 100, eppure in mezzo a quei convenevoli e le foto di rito ci si è improvvisamente dimenticati che la torta del Novara ha sempre avuto una ciliegina preziosa con il suo nome. Il tuttofare del campo, il ragazzo maturato tra il sintetico del Piola, una delle belle sorprese portate da Di Battista, a 22 anni. Il calciatore numero 10 che si è aggrappato alla maglia, nonostante il vento contrario. Forse, in casa si preferiscono le amarene.

Davide Bertoncini, il senior d'eccellenza. Difensore, uomo, padre. Infortunato per parecchio tempo non ha potuto fisicamente aiutare il gruppo come fece nei tempi passati, quando la forma glielo permetteva. Un calciatore younger, al di là dell'età anagrafica, che in questa stagione non ha trovato terreno fertile.

E poi c'è Roberto Ranieri, il nostro capitano. Rimpiazzato sorprendentemente durante la partita "per eccellenza" contro la Pro-Vercelli ( ma di questo ne ho già parlato scatenando tuoni e fulmini ) e lasciato seduto in panchina nel girone di andata per scelta, nel girone di ritorno nello stesso posto come infortunato ma dopo la ripresa, il posto non è cambiato. Il Novara in questa stagione ha cambiato più capitani che io colore di unghie, arrivando anche a tre cambi in una partita, questo agli occhi degli avversari fa della squadra un ottimo bocconcino da sbranare.

E poi ancora Giuseppe Agyemang che ha perso il piglio e ci si chiede ancora il perché, Adrian Cannavaro disposto a stare fuori rosa pur di stare qui, invece che sciallarsi al Golfo di Napoli tra palloni d'oro e scialatielli ai frutti di mare. Qui, sotto il cielo grigio e lontano dal mare solo in attesa che qualcosa cambiasse. Lorenzini, invece, viene premiato con la fascia al braccio, nonostante non sia esente da errori quest'anno.

Dove sono le colpe? E se anche qualche prestazione fosse caratterizzata da performance scolorite, in quale buco nero è finito il rispetto per lo zoccolo duro della nostra squadra? Per i ragazzi che hanno comunque sempre creduto che questo era il loro posto, nonostante non fossero novaresi di origine? Quelli che ci hanno salvato ai play-out, quelli che ci stavano portando ai play-off la stagione passata. Quelli zitti, in panchina, che ad ogni cambio allenatore hanno dovuto ricominciare, quelli sostituiti da giovani ancora da svezzare e accusati di non aver insegnato loro il lavoro. Hanno sempre risposto "presente". Dove sta il limite tra rispetto e sincerità e le scelte aziendali? Dove sta il tifo per i calciatori della nostra squadra? 

Chi investe i propri soldi ha il potere ed il diritto di fare scelte proprie anche se non condivise ed il dovere però, di rispettare (e soprattutto far rispettare) pubblicamente coloro già schierati in trincea e non solo i soldati scelti senza dare colpe ai primi quando è oggettivamente andato male l'investimento morale sui secondi.

Qualcosa è crollato così facilmente, come divario abissale tra tifosi e società e lo dimostra il calo netto e costante di spettatori allo stadio che continua però a guardare le partite da casa perché il Novara FC lo si tifa ma non lo si vuole più vivere. Le cose poco solide è un attimo spazzarle via e se come dice il DS "Tutti hanno colpe", il Mea Culpa sarebbe il punto intelligente da cui partire. Un vero leader ma anche un vero tifoso - se proprio dobbiamo fare psicologia di marketing o popolare - esalta la propria squadra in pubblico e corregge i singoli in privato, qui insegna anche mister Dossena.

La disfatta è reale. Ma si ha sempre il potere di scegliere come gestirla poiché destino e carattere sono due nomi del medesimo concetto.

Alice Previtali

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