Esclusiva Gattuso - "Non vedo l'ora di tornare a Novara" - I AM CALCIO NOVARA

Esclusiva Gattuso - "Non vedo l'ora di tornare a Novara"

Mister Giacomo Gattuso
Mister Giacomo Gattuso
NovaraSerie C Girone A

Lo abbiamo lasciato così, un allenatore virtuoso che ha eseguito egregiamente il suo compito di maestro di orchestra. Lo abbiamo lasciato andare in silenzio. Ieri la firma con una nuova società, il Renate. L'ex mister del Novara FCGiacomo Gattuso ci rilascia un'intervista che racconta il suo periodo lontano dalle telecamere - ma non dal calcio - dei suoi ricordi, dei suoi sogni, che ci insegna che l'amaro in bocca svanisce grazie al tempo, agli affetti e all'integrità. E che sì, il calcio è anche questo.                     

Un mister che nel cuore ha scritto Como e Novara ma che è pronto a nuove prossime avventure.

- Mister, grazie innanzitutto per averci concesso questa chiacchierata. È passato un po' di tempo dalla nostra ultima intervista, ti chiedo intanto come stai e che cosa hai fatto durante questo tempo?

"Ciao a voi! Sto bene, è un momento in cui è tutto tranquillo a livello generale. Quest’anno l'ho passato andando a vedere degli allenamenti di altre squadre e di altri allenatori, ho visto tantissime partite di Serie C di tutti e tre i gironi. Venerdì, sabato e domenica ma a volte anche il lunedì ero sempre a vedere partite, ho visto diverse squadre dal vivo, soprattutto del girone A, mi è servito come studio per capire come lavorano alcune squadre e se qualche allenatore in particolare ha trovato soluzioni differenti. Mi è servito innanzitutto per staccare un attimino e poi per cercare di crearmi un aspetto mio professionale nel capire cosa potevo anche io migliorare, cosa potevo incrementare a livello lavorativo per trovare nel mio lavoro dei miglioramenti. Mi è servito tanto anche se, potendo scegliere, preferivo lavorare che stare a casa a vedere le partite in televisione. Ho sfruttato comunque l’anno per portare a casa qualcosa di professionale e personale, l’ho sfruttato in pieno".

Immagino tu abbia seguito il tuo Como, cosa ci dici a riguardo soprattutto in vista di una prossima stagione che possiamo definire un sogno che si è realizzato.

"Ho vissuto il Como, la società, i dirigenti, li conosco ed ogni tanto ci sentiamo e ci vediamo. Quando parlavano qualche anno fa del progetto a cui volevano arrivare capivo che non si sarebbero fermati. Sono bravi, lavorano bene e hanno una società di altissimo livello, avanti rispetto a tante altre società, quello che stanno creando è frutto di tutto il lavoro che hanno in mente e che stanno poi sviluppando alla grande. Mi sento con Ludi, sono andato a trovare diverse volte Fàbregas e quindi so perfettamente tutto quello che fanno, quanto lavorano, conosco la qualità non solo nello scegliere i giocatori ma tutte le persone con cui lavorano perchè è un’equipe di professionisti di altissimo livello. Ogni anno che passa migliorano sempre e la cosa bella è che non si fermano agli obiettivi raggiunti ma vanno oltre".

- Parliamo dei Mondiali. L'Italia esclusa, i dibattiti contro alcune scelte della Fifa, i giovani su cui si investe poco sia economicamente che in convinzioni che non possono garantire un futuro calcistico pari al bagaglio passato. Cosa ne pensi a riguardo?

"Con l’esclusione dell’Italia non li sto guardando molto, li guardo in maniera distratta per cui non ho una conoscenza precisa delle singole squadre. Per quanto riguarda l’Italia il discorso è un pò lungo, complicato e difficile: io sono un po' della vecchia mentalità avendo fatto settore giovanile nel Como quando c’era Favini, il top player dei responsabili che poi è andato all’Atalanta, dove era tutto molto diverso. Oltre all’aspetto tecnico che ovviamente viene insegnato anche ora, noi venivamo formati come uomini a livello caratteriale e mentale con grande disciplina, con grande cura nel capire l’importanza di alcuni atteggiamenti. Io certi insegnamenti me li porto ancora dietro e cerco di trasmettere quelle cose, i nostri allenatori erano molto severi, tu non potevi sbagliare un virgola e questo è stato determinante nella mia crescita perchè, ad un certo punto, l’aspetto caratteriale veniva fuori con questa severità e disciplina, ci facevano capire quanto era importante, cosa che purtroppo nei giovani non ci può essere oggi: se un allenatore si permette di essere duro con un ragazzo non lo può fare e se non si crea questa mentalità molte volte i ragazzini tendono ad avere sempre alibi, dando la colpa dell’allenatore, il procuratore gli cambia squadra e si va avanti così. Questo rigore manca tanto negli italiani - ovviamente non in tutti - però questa mentalità gli stranieri ce l’hanno molto più forte e non a caso ci sono tanti stranieri tra i giovani e non arrivano calciatori in prima squadra tra i nostri e così come ai Mondiali".

- Veniamo al Novara FC. Un esonero raccontato ai tifosi come un rapporto tra società e allenatore frantumato per visioni calcistiche differenti. Noi però, nelle ultime tue partite, non ti abbiamo più visto in campo durante i warm-up della squadra, momento in cui sei sempre stato presente. Ti va di dirci cosa è successo davvero?

"Ho preso il Novara in un momento particolarmente critico della squadra ma ci tenevo in maniera particolare: ripensandoci solo un pazzo che fino qualche mese prima allenava in Serie B sarebbe andato ad allenare una squadra in estrema difficoltà, ma io avevo questo amore lungo vent’anni, vent’anni della mia vita e ho detto “Vado!”. Nel calcio si fanno molte scelte ed è giusto così, nella mia storia professionale di solito vengo apprezzato sia per l’aspetto lavorativo che umano, ci sono rimasto molto male perchè questa cosa sembra non essere stata capita".

- Rimorsi rispetto al tuo operato in campo?

"Dopo la salvezza che abbiamo festeggiato come la vittoria di un campionato talmente tanta era la gioia, con l’avvento dei Boveri e del Direttore Lo Monaco che sono intervenuti sul mercato abbiamo ricostruito la squadra, eravamo un gruppo lavorativo importante. Negli ultimi due mesi, quando sapevo che non mi avrebbero più confermato è subentrata tanta delusione però a livello professionale, che sia Novara o che sia Como, ho sempre cercato di dare il meglio, soprattutto per quello che hanno dato loro a me, dovevo restituire tutto quindi ho cercato di dare il massimo".

- Quali sono i giocatori che ti saresti tenuto stretto?

"Tanti. C’erano tanti ragazzi che mi seguivano in maniera importante, dove io cercavo di creare un gruppo solido, lavoravano, condividevano le idee. Non vorrei dimenticarmi nessuno ma dico Calcagni, Ranieri, Di Munno, Lorenzini, Khailoti. Ho ancora un bellissimo rapporto con loro al di là di quello professionale. Devi creare quell’alchimia che l’allenatore o ce l’ha o non ce l’ha, non te la puoi inventare, per me è una cosa naturale e se i ragazzi lo capiscono puoi creare feeling, comunione d’intenti, lavoro ed in campo non ti tradiscono mai, loro non mi hanno tradito in nessuna partita. Sono andato via sereno e con tanto dentro. Questa è una cosa bella".

- Un’altra cosa bella è l'affetto che i tifosi hanno sempre dimostrato nei tuoi confronti anche ora che non ci sei, è una certezza. C'è qualcosa che vuoi dir loro, tramite questa intervista?

"Io li ringrazio perchè secondo me i tifosi sono quelli più attenti in tutto e vanno a capire che persona sei, come lavori, se hai dato tutto e se sei serio. Mi scrivono ancora tutt’ora e sono molto contento come mi scrivono ancora da Como quindi vuol dire che alla fine la gente è riconoscente e questa cosa per me è la più bella nel calcio, quella che mi dà più soddisfazione ed orgoglio. I risultati possono venire o meno, anzi poi vengono di sicuro perchè se c’è questo legame con i tifosi e con la piazza le cose vengono ancora meglio perchè sono una componente importante per i risultati. Ti dico una cosa: non vedo l’ora di tornare a Novara!"

- Ecco, a proposito. Hai la percezione di come sarà rientrare al Piola ma dall'altra parte?

"Non vedo l’ora. Lì ci sono vent’anni della mia carriera, della mia vita e sono tantissimi. La maggior parte dei miei anni professionali li ho vissuti a Novara, ti dico la verità sono emozionato, solo già a pensarlo e raccontarlo mi emoziono. Sono le cose più belle del calcio, io vivo per queste cose".

- Il tuo passato calcistico parla da solo come la tua preparazione ma lavorativamente parlando c'è un sogno che vorresti realizzare?

"Ti dico la verità il mio sogno in questo momento è quello - non so fra quanti anni - di ritornare nel Como. E’ una cosa che sento ancora forte, non sarà sicuramente immediata però un giorno poter tornare non da allenatore ma con un altro ruolo lo vorrei. C’è anche un’altra cosa: quando ho lasciato il Como non ho potuto fare il giro di campo e salutare la mia gente e vorrei un giorno poterlo fare, per tutto l’affetto che anche loro mi hanno dimostrato che è una cosa fuori dal comune. Questi sono i miei sogni".

 

E noi ti auguriamo di realizzarli. 

Un grazie a mister Giacomo Gattuso e alla società del Renate per averci concesso questa intervista.

Alice Previtali

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