Troppo belli - I AM CALCIO NOVARA

Troppo belli

Christian Donadio in campo
Christian Donadio in campo
NovaraSerie C Girone A

Non è questione di modulo né tanto meno di tattica. Non è questione di preparazione né tantomeno di infortuni. Non è questione di calciomercato e nemmeno di destino. La questione è che siete troppo belli.

C'è una riflessione da fare prima di dibattere su questioni sportive che sicuramente meriterebbero discussioni dialettiche anche abbastanza accese cui vale la pena porre riflessione, specialmente visto l'inizio di un campionato - ancora una volta - sterile e quasi privo di emozioni. Già, perché l'iperbole emotiva per chi segue il Novara è ormai stata livellata da un pezzo: parole, silenzi, promesse, cessioni ed acquisti non hanno dato lo sprint azzurro che tanto si sperava di vedere. Non c'è stata partita ancora seguita sull'orlo del seggiolino godendo dell'imprevedibile magia del pallone, non c'è stato quel brivido nel seguire un gioco tale da stringersi le mani in quegli attimi in cui sai che sta per succedere qualcosa. Ci sono stati minuti di gioia, troppo pochi per esserne soddisfatti.

Ma l'allenatore non ci sta, il mister non tralascia i "mea culpa" in conferenza stampa ma rimpalla le accuse che lo riguardano e sente il bisogno di sgridare i propri ragazzi: sul campo poco brutti e troppo pettinati. Se il futuro diventa parola ambigua, sospesa tra glorificazione e negazione, il solo timore, reale o immaginario di non possederlo porta alla frustrazione di intuire che non vi sia spazio per sperare che questa corrente possa dare qualcosa di più di ciò che offre settimanalmente. Il futuro del Novara - a livello puramente calcistico s'intende - appare avvilente specialmente se l'argomento di discussione a cui aggrapparci per lavarsi dalle proprie responsabilità diventano i ciuffi di capelli.

C'è qualcosa che va oltre il campo e che probabilmente pesa allo stesso modo di un calcio di rigore sbagliato. E sono proprio le doppie punte che non diventano più il problema prioritario di un attacco ancora immaturo ma l'alibi per individuare le performance negative dei giocatori in campo, un alibi incorreggibile visto che caratteriale e che riguarda solo i singoli.

Sappiamo tutti che un leader dovrebbe correggere in privato ed elogiare in pubblico i propri ragazzi (eh sì, anche quelli che non si sopportano) eppure Birindelli sceglie di sfogarsi in plenaria come se all'interno dello spogliatoio la sua voce non si sentisse abbastanza, come se dovesse ribadirlo ancora che il suo compito arriva fino ad un certo punto e poi la colpa è dei bellocci dal capello ribelle o dal calzoncino arrotolato. Critiche che nemmeno letteralmente profumano di calcio, ma solo di shampoo. Meno belli e meno presuntuosi, sta proprio lì la colpa, nel non aver azzeccato un passaggio palla perché distratti dal ciuffo ribelle che cade sull'occhio. 

Eppure, di una bellezza disarmante è stato vedere Donadio, dopo il gol, baciare la maglia del suo capitano Ranieri. Bisognerebbe ripartire da qui, dalle cose vere. Dalle cose belle. Queste bisognerebbe raccontarle ad alta voce.

Alice Previtali

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