Notte d'Arona, tra passato, presente e futuro

"Tutto quello che ho fatto, l'ho fatto per il bene dell'Arona". Lo ripete quasi come un mantra Antonio Notte, direttore sportivo dei lacuali spesso chiacchierato ma che è stato, assieme a squadra, guida tecnica e società, tra gli artefici nella risalita dell'Arona in Eccellenza, un traguardo che sulle sponde del Lago Maggiore vedevano come una chimera non più di un paio di stagioni fa. E' una chiacchierata che punta a ricordare il passato, a spiegare il presente e a strizzare l'occhio al futuro quella avuta con il direttore sportivo nell'ambito della partecipatissima "Giornata dello sport" di sabato ad Arona, in cui Notte dà la sua versione su molti dei punti-chiave della vita che la compagine aronese ha vissuto nelle ultime stagioni.
- Quello compiuto in questa stagione è stato un exploit in cui pochi all'inizio credevano, forse neanche voi: qual è stato il segreto di una stagione che si è poi rivelata vincente?
"Il segreto vero quest'anno è stato quello di non rivoluzionare il gruppo che avevamo in Prima categoria, inserendo tre o quattro giocatori che avevamo individuato insieme a mister Rampi; il gruppo si amalgamato subito insieme ai nuovi innesti e poi da cosa è nata cosa. Noi avevamo un impianto che già funzionava alla perfezione e in questo scenario basta inserire due o tre pedine giuste per costruire qualcosa di importante".
- Avete indovinato praticamente tutte le scelte fatte in sede di mercato, sia per quanto riguarda i nuovi arrivati sia nella permanenza di quelli che sono rimasti: posto che il gruppo è sempre la cosa più importante, mi dai i tuoi giocatori-simbolo di questa stagione?
"Sicuramente Mainini per rendimento e capitan Bergantin. Lo stesso Gjoka è stato un acquisto fondamentale ma non posso dimenticare Romano che anche quest'anno ha saputo dare un contributo di esperienza e voglia di vincere. Poi una parola la voglio spendere per Lipari, che all'inizio è stato motivo di discussione con mister Rampi ma che ho fatto in modo che restasse con noi e ho poi avuto ragione. Tutta la squadra merita però una menzione, dai giovani ai meno giovani, perché tutti ci hanno messo qualcosa per arrivare a vincere, lo stesso Falconelli ad esempio. E' molto esemplificativa comunque la situazione di Vergadoro, che in molti ritenevano un giocatore poco utile in Promozione e che invece qui ad Arona è diventato un perno della squadra: noi ci abbiamo sempre creduto, talmente tanto che l'abbiamo praticamente adottato trovandogli casa e lavoro per tenerlo con noi. Lui nel dicembre del 2015 doveva andare a Vergiate, noi ci abbiamo parlato spiegandogli dove, a nostro modo di vedere, sbagliava e lui ancora adesso ci ringrazia: qui ad Arona ha trovato quello che gli è sempre mancato, una famiglia, diventando per noi come un figlioccio soprattutto per il nostro dirigente Damiano Malgaroli".
- Qual è stato il momento in cui, come società, avete capito che si poteva arrivare fino in fondo conquistando il primo posto?
"Alla fine del girone d'andata, quando abbiamo girato al primo posto, ci siamo confrontati con le squadre con cui fin lì avevamo giocato e anche se sulla carta qualche squadra ci era superiore perché noi avevamo costruito una squadra senza avere l'ambizione di vincere il campionato ma avendo rispetto per tutti e paura di nessuno abbiamo capito che potevamo credere in questo sogno. Al mister subentrato, Alessandro Ferrero, abbiamo chiesto qual'era l'innesto che poteva servire e, nella rosa di nomi che ci ha fatto, abbiamo preso Petrone facendo un investimento: siamo andati per la nostra strada ma ci abbiamo creduto anche se per noi sarebbe già stato motivo di soddisfazione arrivare ai playoff perché il nostro obiettivo non era sicuramente quello di essere lassù in alto, se all'inizio del campionato qualcuno mi avesse detto che avrei vinto l'avrei preso per pazzo"
- Dopo una vittoria esaltante arriva anche il momento di togliersi qualche sassolino della scarpa: tu hai sempre detto "voglio parlare alla fine" e ora che è arrivato il successo in campionato è forse arrivato anche il momento di vuotare il sacco.
"Io non mi ritengo una persona che ha sempre masticato calcio, anche se ci metto tempo, passione e soldi; ho tutto un entourage di persone che mi ha aiutato a risollevare questa società a cominciare da Andrea Fortis che con la sua entrata ci ha permesso di fare un salto di qualità migliorando anche la nostra immagine. Quando ad inizio stagione abbiamo inserito i nuovi giocatori che avevamo acquistato qualcuno che capisce di calcio di cui non faccio i nomi perché sarebbe scorretto sono andati in giro a dire che noi come eravamo saliti in Promozione così saremmo ritornati a scendere. A me piacerebbe che queste stesse persone avessero il coraggio di farci ora almeno i complimenti e invece questo non è successo pur avendoli incontrati recentemente, per cui non posso che reputarli gente di basso livello. Anche se noi fossimo incappati in una retrocessione, io mi sarei comunque sentito con la coscienza a posto perché tutto quello che sto facendo, lo faccio per il bene dell'Arona. Io sono dell'idea che chi fa può e deve anche sbagliare perché solo chi non fa niente non sbaglia mai. Siamo orgogliosi di quello che abbiamo costruito in questi anni e dormiamo sonni tranquilli perché abbiamo la coscienza a posto, quello che abbiamo promesso ai ragazzi che giocano con noi lo abbiamo sempre rispettato".
- In estate per guidare questa squadra in Promozione avete scelto un "nome nuovo", quello di Cesare Rampi, facendo anche una scommessa: perché vi siete orientati verso di lui?
"Abbiamo scelto Rampi perché è un combattente, uno a cui la domenica piace fare la guerra. Se dovessi rifare questa scelta, la rifarei altre mille volte perché secondo me era l'allenatore giusto in quel momento. Poi lui purtroppo ha avuto dei problemi e subito gli addetti ai lavori si sono scagliati contro di noi quando abbiamo dovuto per necessità cambiare il tecnico, dicendo che noi non volevamo vincere il campionato: anche il quel momento mi sono trovato a dover dimostrare che tutte queste voci non avevano fondamento prendendo Ferrero, il migliore allenatore che c'era sulla piazza. Spesso gli addetti ai lavori fanno delle considerazioni non veritiere, venissero a chiedere dove sta la verità e forse nascerebbero meno incomprensioni".
- A circa metà campionato c'è stata la rottura con mister Rampi, che vi ha creato non pochi problemi anche a livello ambientale: è stato il momento più difficile della vostra stagione?
"Sicuramente sì perché ci siamo ritrovati in una situazione scomoda e siamo dovuti andare dai ragazzi a spiegar loro le cose come stavano, ricordandogli che però noi continuavano a credere nel lavoro che stavamo facendo. Ci siamo presi quindici giorni di tempo da quella rottura e abbiamo preso l'unico top player tra gli allenatori che in quel momento era a disposizione".
- Con Ferrero avete trovato un allenatore che, con tutta probabilità, per questa categoria era un lusso: come l'avete convinto a scendere in Promozione dopo tanti anni di Eccellenza e in una situazione in cui aveva potenzialmente tutto da perdere, con la squadra già in testa al campionato?
"Con Ferrero ci siamo incontrati e in dieci minuti abbiamo trovato l'accordo. Gli abbiamo illustrato i nostri obiettivi, non chiedendogli di vincere il campionato ma di fare il meglio possibile per portare la squadra ai playoff e lui è entrato subito in sintonia con la società, trovando anche un gruppo fantastico di giocatori. Con il senno di poi possiamo dire che gli abbiamo dato in mano una "Ferrarina", perché ha sempre potuto lavorare con un gruppo di 20-21 giocatori compresi gli juniores: lui si è sentito di guidarla e i risultati sono arrivati".
- E' notizia di pochi giorni fa che, un po' a sorpresa, anche con lui le cose non sono andate bene e che Ferrero non guiderà quindi l'Arona in Eccellenza, generando tante voci su una società che in un anno ha cambiato ben tre allenatori: qual è il punto di vista di chi queste decisioni è chiamato a prenderle?
"I nostri tre allenatori sono andati via ognuno per un motivo differente. Con il primo, Bolzoni, probabilmente non ci trovavamo caratterialmente pur avendo fatto anche lui un anno fantastico: vorrei ricordare che Fabio ci ha portato ai playoff e ci ha permesso di fare quella domanda di ripescaggio che quest'anno ci ha permesso di vivere questa fantastica cavalcata in Promozione. La decisione di non confermarlo ha avuto origine da ciò di cui parlavo prima, noi quest'anno avevamo bisogno di gente combattente e probabilmente Bolzoni non era l'allenatore giusto per noi pur essendo un ottimo tecnico. Rampi era forse più inesperto di Promozione rispetto a Bolzoni ma con la squadra che avevamo in mente era forse più giusto sulla panchina di una formazione che ogni domenica avrebbe dovuto combattere con il coltello in mezzo ai denti: poi purtroppo anche lui ci ha dovuto lasciare per problemi familiari e l'unica scelta possibile era quella di Ferrero. A sua volta Ferrero è andato via perché non ha sposato le nostre teorie sul come costruire la squadra per l'Eccellenza, avevamo due progetti diversi: noi non ci possiamo permettere il lusso di cambiare cinque o sei pedine a questa squadra, significherebbe suicidarci perché arriveremo a novembre a non aver più budget e saremmo costretti a dire ai giocatori che nessuno prenderebbe più soldi. Noi questo non volevamo farlo, non volevamo buttare via il lavoro di tanti anni per poi fallire e ritornare al punto di partenza, senza poter sopravvivere nel quotidiano. Noi l'anno prossimo dovremo cercare di mantenere la categoria, spendendo per i giocatori quel poco in più perché già avremo tante altre spese, a cominciare dalle trasferte, dai pullman, dai pranzi fuori casa: tutto questo porterà un budget di 20mila euro extra rispetto a questo stagione, e per una società come l'Arona che è essenzialmente un gruppo di amici già questo è un sacrificio grandissimo. Ferrero invece è un vincente, uno a cui piace sempre giocare per essere competitivo ai massimi livelli e probabilmente non si è sentito di aderire a questo nostro progetto; noi in questo momento non abbiamo bisogno di programmare di andare in Serie D, anche perché non ne avremmo la forza".
- Il ruolo del direttore sportivo, già difficile di per sé, diventa ancora più complicato nel momento in cui ci si trova a dover lavorare in una società in cui gioca anche il proprio figlio, perché questo dà adito a tante voci. Tu come hai vissuto questa situazione?
"Voglio dirlo chiaramente, io non ho mai imposto a nessuno il fatto di far scendere in campo mio figlio. Voglio fare però una premessa: ogni allenatore fa le sue scelte, e per questo probabilmente mio figlio è stato sempre il più penalizzato nelle scelte degli allenatori, proprio per non dare voce a nessuna di queste illazioni e di questo qualcuno forse ne ha anche approfittato. Io ho la coscienza a posto e le spalle larghe, non dò fiato a tutte questa cattiverie: se avessi voluto imporre qualcosa a qualcuno lui avrebbe giocato sempre e invece anche quest'anno è partito pochissime volte da titolare. Lui avrebbe voluto anche andare via già da un paio d'anni e io forse qui ho sbagliato, nel non lasciarlo andare quando era giovane; ma quando uno è all'interno di una società vuole tenersi il proprio figlio vicino, non avrebbe avuto senso essere il factotum dell'Arona per mandare poi lui altrove. Poi le cose importante sono altre, lui ora deve laurearsi e il calcio viene dopo".
- Ora c'è da ricostruire una squadra in vista della prossima Eccellenza partendo per forza di cose dalla guida tecnica: avete già le idee chiare su chi sarà il prossima allenatore a sedersi sulla panchina dell'Arona?
"Abbiamo già vagliato alcuni nomi e siamo ben coscienti di quello che ci serve. Noi cerchiamo un allenatore giovane, che abbiamo voglia di immergersi nel nostro progetto e che trasmetta ai nostri ragazzi quella voglia di giocarsela sempre su ogni campo. Noi non avremo nella prossima stagione dei top player di categoria a meno che non arrivi qualcuno che in questo momento non è preventivato, ma ci baseremo sui giovani, i nostri giovani, sempre in accordo con quello che ci chiederà il tecnico che sceglieremo perché non vogliamo partire con il piede sbagliato. Credo che nell'arco della prossima settimana saremo già in grado di annunciare chi sarà il tecnico dell'Arona per la prossima stagione".
- Per quanto riguarda la rosa, quali e quanti giocatori che quest'anno hanno contribuito a vincere il campionato sono già pronti anche per affrontare una stagione in Eccellenza e quali sono invece i punti dove avrete necessità di intervenire?
"Se fosse per me, nell'ottica della società-famiglia, li terrei tutti quanti perché sono tutti bravi ragazzi. Sappiamo bene però che non sarà possibile, perché ci sarà la necessità di inserire qualche giocatore che la categoria la conosce e perché la rosa dell'Arona, così com'è in questo momento, non può reggere l'urto dell'Eccellenza: ci vogliono almeno tre innesti, uno per reparto, e ci stiamo già muovendo vagliando un elenco foltissimo di giocatori che si stanno anche proponendo. Come ti ho detto prima è però inutile parlarne ora perché dobbiamo prima scegliere il mister e in base anche alle sue valutazioni sceglieremo in seguito i giocatori che riteniamo più giusti, anche per le conferme".
- Una questione centrale, nel preparare la rosa dell'Eccellenza, la rivestono soprattutto i giovani perché bisogna scegliere quelli più giusti e funzionali al proprio progetto. Ad Arona non avete di questi problemi perché riuscite a costruire in casa giocatori molto validi che già in questa stagione sono riusciti a ritagliarsi il proprio spazio. Pensi di avere già in casa il materiale umano da inserire nella rosa per l'Eccellenza?
"E' tutto giusto, i nostri giovani partiranno tutti nella rosa della prima squadra perché se lo meritano. Di Filippo De Giorgi non voglio neanche parlare, perché il posto da titolare è suo e se l'è meritato in tutta questa stagione; gli altri tre o quattro, e parliamo di Girardi, Bonetti, Daniele Degiorgi e N'Tiri, saranno confermati e si giocheranno il posto con tutti gli altri. Per quanto riguarda gli innesti della juniores, abbiamo Stissi che è un '99 che si allenerà nella prossima stagione solo con la prima squadra e in più ci saranno altri ragazzi che verranno aggregati strada facendo. Da fuori dal nostro serbatoio non prenderemo comunque nessuno, perché non avrebbe senso: inseriremo magari dei giovani in prestito nella rosa della juniores e se cresceranno come speriamo verranno fatte le giuste valutazioni. Infine noi abbiamo un giocatore come Valloggia che credo a mio modo di vedere abbiamo perso un anno: se si fosse già allenato tutta la scorsa stagione con la prima squadra io forse ora avrei in casa il '97 più forte di tutto il campionato. Partendo ora, parte con un piede indietro rispetto agli altri suoi compagni perché allenarsi e fare preparazione anche con la prima squadra è tutt'altro lavoro rispetto ad allenarsi solamente con la juniores dove puoi fare la differenza ma poi non essere pronto per il gradino successivo".
- A chiusura di una stagione e all'alba di una nuova all'orizzonte ci sta parlare anche di ambizioni e di speranze: quali sono quelle dell'Arona in vista anche del centenario che vivrete tra poche stagioni?
"Noi partiamo per fare un campionato che ci consenta di salvarci e di mantenere la categoria, come già avevamo fatto e predicato nella scorsa stagione. L'obiettivo e anche un po' il sogno è quello di festeggiare il centenario della nostra società in Eccellenza e siamo già stati bravi perché abbiamo anticipato i tempi con la promozione di questa stagione; ora siamo felici di essere giunti qui e vorremmo mantenerla questa categoria. La Serie D in questo momento non è programmabile perché non ci sono le basi, avremmo bisogno di investimenti che in questi momento non sono nelle nostre corde e all'orizzonte non si intravede nessuno che possa mettere questa liquidità; anche perché non bisogna solo salirci in Serie D ma anche cercare di mantenerla e quindi servono determinate garanzie. Noi siamo una società sana, che vive il presente con tranquillità, ma che non si può permettere il lusso di mettere in cantiere determinate spese: siamo però felici e soddisfatti per come siamo perché ottenere in quattro anni due playoff, un ripescaggio in Promozione e una promozione in Eccellenza con tutti i problemi che c'erano quando sono subentrato e spendendo molto meno di quanto si spendeva prima non può che renderci orgogliosi".
